Aeroporto2's Blog

nessuno conosce ulisse

Mese: novembre, 2011

Sabaudia seconda parte

 

 

Il litorale caratteristico con le dune che salivano e scendeva­no, con le ville e i cancelli nel disordine del traffico: in una sensazione di continua perplessità` interiore, associo` il pae­saggio. Le dune, le case che si intravedevano; con il suo pensie­ro intelletuale chiudeva le frasi spezzandole dentro se stesso, cosi` guardava distrattamente il paesaggio senza soffermarsi. Sa­li` sul promontorio passando il paese e d’improvviso dall’alto vide le isole che, illuminate dal sole, parevano vicinissime. Le isole Ponziane vicine l’una con l’altra sembravano posate delicatamen­te sul mare, ora increspato dal vento pomeridiano, con un lucci­chio d’argento che le copriva a seconda del vento che increspava la superficie. “Come un esercito medievale alle manovre con gli stendardi, le sciabole, le lance si dispone nell’infinito cosi` vicino, prima di una battaglia.” Egli medito` queste sensazioni nel bagliore del mare riflesso dal sole e si trovò davanti al cancello della villa. Leggi il seguito di questo post »

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Sabaudia prima parte

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Marito e moglie erano, com’era solito per loro nella bella stagione, nella casa al mare. La villa si trovava sul litorale di una piccola cittadina dal nome Sabaudia. L’abitazione su due pia­ni aveva un bel giardino curato dal marito che di professione era scrittore. La moglie era proprietaria di una casa editrice. Ave­vano due figli ormai grandi che vivevano per conto loro. Quella sera tornavano da un ricevimento che si era tenuto in una villa enorme, dove una banda paesana, scherzosamente diretta da un gran direttore d’orchestra aveva intrattenuto gli ospiti. Tutti avevano bevuto, in special modo la protagonista, e ora tra i due c’era del malumore. Il marito arrivato in casa si chiuse nello studio, doveva scrivere una relazione per un congresso di lette­ratura che si sarebbe tenuto a Capri, la settimana a venire. Leggi il seguito di questo post »

De antiquissima Italorum sapientia

Ho pensato, cullato sulla groppa di un dromedario, nel deserto tunisino, alla luce. Ma era una luce grigia, ghiacciata, come le fredde acque d’una sorgente, quando al sole riscaldandosi s’intorpidisce. Così, su un dromedario che scivola tra le dune ho conosciuto la magnificenza dell’oasi. Dei suoi ruscelli, dell’ombra e di come avidamente beveva il mio dromedario, mentre ragazzi mi offrivano una strana bevanda servita in giare di cotto.
Rimanere in groppa ad un dromedario mentre questo si china a bere è anch’essa una emozione. E’ cosa diversa da stare su un cavallo o un mulo o un asino, mentre questo liberatosi dai finimenti si china per bere. E’ la luce che è di colore acqua ghiacciata a venirmi a mente nei miei sogni, quella luce serve a dissetarmi. Così le oasi, gli spazzi dove ci si può rinfrancare e dissetare sono di tutti, è umano pensarlo. E’ l’oasi, nello sterminato deserto, cosa di Dio. Come l’ospitalità che è il senso umano, riconoscimento dell’altro perché portatore di deità, sempre.
Una parola o il sentimento di questa mi ronza anch’essa in testa. Ha un significato non facilmente decifrabile forse perché associata ad una frase: “licenziare”. –Coraggio! E’ così amabile il popolo! Non comprendo il vero significato o l’accostamento di licenziare con l’amabilità, la semplicità e la spontaneità del popolo. Oltre, il popolo, la vergogna, figlia dell’infanzia. Ed ancora…
Un bagno, rinfrescarsi senza altro e iniziare a nuotare.E’ legittimo.
Licenziare cosa?
Licenziare tutti i significati. Forse. Licenziare l’amare, licenziare l’odiare. Licenziare quell’aspetto mostruoso che ci inganna. Mi viene in suggerimento ancora un’altra immagine ed un breve dialogo:
“Ho paura” dice il bambino alla madre. “Di cosa” chiede la madre. “Dei sogni” dice il figlio. E non aggiunge altro. La madre non dice nulla e non fa nulla. La madre è “figlia di tuo figlio”. Come i famosi versi di Dante che l’aveva riservati alla Madonna.

Dante prega San Bernardo che ci faccia vedere “visibilmente” e dice. “E cominciò questa santa orazione” . San Bernardo così nell’ultimo canto del paradiso:
“Vergine Madre, figlia di tuo figlio,
Umile e alta più che creatura,
termine fisso dell’eterno consiglio.”

Michelangelo da giovane scolpisce la Madonna della Pietà come: figlia di tuo figlio. La statua doveva esser posta nella cappella dedicata a Santa Petromilla, patrona della Francia.