Aeroporto2's Blog

nessuno conosce ulisse

Mese: dicembre, 2011

Sabaudia sesta parte

La cucina era stretta, un tavolo era posato contro il muro, c’erano vecchi mobili scrostati. La protagonista piangeva, senti­va il respiro salirle fino in gola, si poggiò su un braccio e sentì il suo respiro caldo. Si rannicchiò tutta sul tavolo era ferma, piangendo non capiva. A occhi chiusi posò il naso sul braccio, fissò una macchia sul muro e si mise a leggere un roman­zo da lei pubblicato: Leggi il seguito di questo post »

Sabaudia quinta parte

La protagonista e l’amico erano seduti l’una di fronte all’altro, vicino alla balaustra che delimitava il ristorante, sotto c’era la sabbia. Avevano finito di mangiare e, durante la colazione, l’amico aveva parlato delle sue figlie, poi aveva par­lato con distacco del suo ultimo lavoro. Leggi il seguito di questo post »

Sabaudia quarta parte

[L’amico della protagonista racconta i suoi sensi di colpa nei confronti della moglie morta di leucemia la morte è un tema ricorrente in questo romanzo ma va vista per quello che è: la fine di una vita, sono quelli che rimangono che complicano le cose al riguardo.]
Il saggista, l’amico della protagonista, seduto sulla sabbia i­niziò così a narrare l’ultimo periodo passato in compagnia della moglie, dopo essere venuto a conoscenza della malattia.
La protagonista anch’ella si sedette, aveva le gambe in acqua e rivolto il viso al sole stette in ascolto. Leggi il seguito di questo post »

Sabaudia terza parte

Immagine 094

 

“Veloce al mattino/ come un raggio/ Rosso, viola, bianco./ Il caffe’ sul fuoco./ Ho perso il mio orologio./ Domandando in ca­sa./ Capisco ora/ quanto di me è estraneo…
Vide il pittore smontare il cavalletto, levarsi la camicia e le­varsi i pantaloni con un gesto sorprendente che racchiudeva ela­sticita` nei movimenti, giovinezza… In un lampo lo vide avvici­narsi alla piscina e tuffarsi.
– Sara` mia follia, ma credo – diceva il pittore che sedutosi su un gradino della piscina prese a lisciarsi i capelli bianchi, candidi, con un ciuffo lungo che, scomponendo il volto fece acci­gliare il protagonista.
– Sono le mani che misurano, stringono, si muovono. Prego Iddio che mi mantenga le mani forti contro il tempo che assale, giustamente assale, ma soprattutto forti contro noi stessi, contro gli intellettualismi, i salotti. Sono queste che contano! – Indico` le mani teatralmente come chi, volendo giustificarsi dall’assassinio compiuto in scena, se ne volesse liberare.

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