Capri ottava parte

di aeroporto2

  Dopo aver discusso con la moglie, entro’ nella stanza della nipote ventenne. Ella stava ripetendo la parte con il copione in mano, di tanto in tanto alzava lo sguardo.
– Hai letto il copione? – Gli domando’.
– La parte, con tutti i personaggi, l’hai data a tua zia, non a me.
La nipote sorrise e alzandosi disse:
– Si puo’ rimediare, anzi…- Soggiunse avvicinandosi al letto. – E’ meglio cosi’.
Si avvicino’ al tavolo e sali’ sulla sedia che era davanti alla finestra…. E come su un palco inizio’ a recitare. Apri’ spiritosamente ancora di piu’ le tende come  un sipario immaginario e, guardando dietro se’, mentre recitava vide il ba­ratro, e oltre al vuoto lentamente fisso’ il mare. Cosi’ piu’ a­vanti i faraglioni. Come in un sogno infantile avverti’ la verti­gine di essere inseguita, e inseguita si cullo’ nel vuoto del precipitare, e nel precipitare, come per magia, in un balzo imma­ginario si trattenne guardando gli oggetti della stanza: fece un grosso respiro, un sorriso leggero a fin di labbra e socchiuse gli occhi. Poi, guardando lo zio, come egli fosse l’altro inter­locutore, inizio’ la finzione e, per meglio far comprendere allo zio la situazione, fece scivolare le scarpe da sotto i piedi come volendosi liberare da un peso.  Scalza inizio’.
 Credo che ciò che tu mi dica sia solo ritornare e ritornare. Eppure sono stata come volevi, il come volevi era guardarti e re­spirare piano, e invece ho trattenuto il fiato mentre sorridendo continuavi a mostrarmi le mani. Hai un cuore grande, questo l’ho gia’ scritto nel mio diario. Ho i fianchi che si allargano, il seno forte e pesante, ma tu sorridi e continui a guardarmi. Vuoi solo me? Questa domanda mi ha assillato tanto che, ridicola, sono sempre stata sulle tue ginocchia, invece… Continuo a scrivere sul diario queste cose… Ho vent’anni e per vent’anni ho fatto la bambina, poi per vent’anni ho fatto la ragazza, poi per vent’anni ho fatto la donna. Mi addormento stringendo il cuscino e non so piu’ se stringo un uomo o sogno mia madre venirmi incon­tro e chiamarmi. E io dietro, oltre le tende mi nascondo.– Aveva chiesto alla zia di poter andare con loro, con il suo solito me­todo diretto. “Allora andate a Capri, ne sono stata esclusa per qualche motivo?… Bene se sono stata invitata spero di non sec­carvi troppo… prendo appunti.” Cosi` ora si trovava nella stan­za a fianco, e mentre recitava racchiudeva, agli occhi dello zio, una insolita aria impertinente. – E corro e corro, mio padre mi chiama: dov’e’ che sei piccina, dov’e’ che sei? Sono qui che scrivo bigliettini dicendo a tutti con tante parole il mio nome. E poi mi guardo allo specchio e rifletto belle frasi e mi chiudo nell’angolo della convinzione….– Scese dalla sedia e si sedet­te.
– Ero sdraiata dove ora sei sdraiato, ero rimasta a sistemare i vestiti e accorgendomi che avevo dimenticato i costumi da bagno, ho aperto le finestre. Ho sentito che stavate discutendo, tu e la zia. Ma come sarebbe, zio? Avete avuto una bambina ed e’ morta, e io non ne so nulla, perche’? E che questo possa accadere, e che mia madre non mi abbia detto nulla, perche’? Cristo santo ma come e’ successo? Perche’ non ne avete mai parlato… Come si chiama­va?
– Aveva il tuo stesso nome. Aveva tre anni ed e’ morta attraversando una strada.
– Parapam, parapam, parapam. Ma che stai dicendo, parli di me? Parli con me?  
– Hai bisogno di vestiti nuovi?
– Vestiti nuovi? Non saprei. – Rispose in modo vago e ironico.
– Appunto… Perche’ hai di questi comportamenti? Non capisco perche’, volutamente, ti rendi ridicolo. Sono convinta che tu ca­pisca quello che voglia…
– Ridicolo! Perche’? Quando siamo a deciderlo noi stessi? Temi le provocazioni?
– No, per carita’, e` che molti pensano di te… Forse non dovrei sforzarmi di essere quella che desidererei apparire… Mi sono chiesta, sentendo voi due, tu e la zia, se mai ci possa essere un passato diverso da quello che io mi sono immaginata… Tu e la mamma siete stati amanti, non e’ cosi’?
– Come? Che stai dicendo, Eleonora (era il nome della nipote) ti prego non dire scempiaggini.
– Non assomiglio per nulla a te? Sono tua figlia non e’ cosi’?
– No. 
– Perche’ non ti sei separato dalla zia, perche’…. Ma lasciamo perdere, sono cose che non posso capire, non e’ cosi’?
– Ma non e’ come intendi tu… Eleonora non farti idee.
– Sai cosa penso, io penso che tu non ami la zia, invece lei ti ama. Tu ami la mamma e lei ti ama ancora. Ecco cosa penso, sarebbe stato terribile vero? Sarebbe stato terribile, ne sei sicuro..? Ora d’altronde e’ troppo tardi, arrivi troppo tardi, come tutti gli uomini. D’altronde vacci a capire qualcosa, oggi si fanno le cose con molta piu’ semplicita’. Che mostruosita’… Conosci il mio amante?
– No… hai un amante, dico un uomo sposato?
– No, ma e’ come se lo fosse. Sapevi che due mesi fa ho abortito?
– No. – Si sedette guardando la nipote esterrefatto.
– Naturale, non se ne e` accorta mia madre, figuriamoci… Io pensavo che tu con la tua sensibilita’, ma lasciamo perdere…
– Lasciamo perdere un corno, che cazzo mi vai dicendo, questo e’ terribile, questo e’ terribile.- Quasi rabbioso, fuori di se’.
– Ne sei sconvolto?
– Cosa credi che abbia fatto tutti questi anni…. e adesso tu mi vieni a dire con serena tranquilla…
– Non posso tornare indietro, neppure per finta.
– Ho capito… Ho capito….- Muovendosi e accigliando, poi socchiudendo gli occhi. – Credo che tu sia mia figlia, e’ per questo che l’hai fatto? Dimmi, e’ per questo che tu l’hai fatto?
– Se due mesi fa me lo avessi detto, come ora tu me lo stai dicendo, non avrei abortito. Non chiedermi cosa significa perche’ non ha senso che continuiamo. Perché noi due siamo due estranei, più che mai, ora.
Il protagonista e la nipote d’accordo scesero per le vie di Ca­pri, passeggiarono distrattamente poi, senza rendersene conto, nel ritornare all’albergo dove c’era una riunione si trovarono per la strada della Certosa e cosi’ decisero di scendere fino al mare. Erano seduti, posati sugli scogli che in quel punto erano coperti da cemento per servire da prendisole.
– E’ assurdo, allora tu saresti mio padre… Forse? – Stava per aggiungere qualcos’altro.
– Sono tuo padre, che effetto ti fa sentirlo?  
– Indifferente, d’altronde ne ero sicura.
– Mi rendo conto, finisce sempre perche’…
– La zia lo sa?
– No. – E si volto’ verso un bagnante.
– Intendi dirglielo?
– No, non ci ho mai pensato.
– Bene glielo diro’ io.
– Pensi un pochino alle conseguenze?
– Tu ami la mamma vero?
Il protagonista la guardo’ e si guardarono un attimo negli occhi.
– Credo di sì. Ma non come intendi o come si… Insomma le voglio molto bene, ma….
– Non ci sono vincoli, e` semplice, vai a vivere con la mamma.
– Ma che dici? E’ passato tanto di quel tempo, insomma non credere, e’ stato un incidente…. Scusami non e’ quello che volevo dire.. Insomma dopo la morte di mia figlia… Non sento il bisogno di parlare… – Confuso e quasi impaurito. 
– Puoi comportarti da uomo, prendi le tue cose…
– Ma che dici, tu non hai idea di cosa succederebbe, credi che non ci abbia pensato? E’ troppo…
– Per questo lo devi fare, lo devi fare per me, perche’ io sono tua figlia, non e’ cosi’?
– Ma se hai detto che sono un estraneo.
– Finche’ non mi dimostri d’essere mio padre. Sei stato per trent’anni il padre dei figli della zia, adesso puoi esserlo anche un pochino per me. Non ti sembra logico?
– Ma insomma cosa stai dicendo, ti rendi conto, per te e’tutto semplice, ma cosa hai in mente, ti rendi conto delle assurdita` che vai dicendo?
– E’ proprio per questo che devi farlo, non ti chiedo di darmi un bacino sulla guancia e farmi una predicuccia, voglio che tu mi dimostri quello che per te e’ importante.
D’un tratto, egli non riusciva a sostenere lo sguardo della fi­glia, si alzo’ e mentre stava per dire, “Ma e’ difficile, non è così semplice,” sentì di volerle spiegare il suo sentimento… “Ma come trovare le parole? Cosa posso dirle dopo aver mancato nei suoi confronti?” Sorrise e disse:
– E’ meglio andare, devo cambiarmi e andare…- Invece si tuffo` in acqua. Risali’ per la scala di legno, e si avvicino’ alla fi­glia.
– Non posso darti una risposta, ma penso che qualcosa dovrei fare, e  penso che dovremmo chiarire la cosa, ma non prima di aver informato tua madre.
– Questo e’ il piu’ bel giorno della mia vita.
– Anche per me… – Si commosse e con le mani bagnate si asciugo’ le lacrime, poi sorrise ancora e abbraccio` la figlia.
– Credo che dovremmo andare, bambina mia, andiamo.
 A questo punto si accorse che la figlia piangeva e si era ag­grappata a lui con forza e cercava di nascondergli il volto.
Nella strada di ritorno era raggiante; nel ripido sentiero che saliva costeggiando la montagna, dove spesso si incontravano passanti e sempre salutavano, egli guardava quei volti sconosciuti con raggiante felicita’, senza il timore di distrug­gere dentro sè la verita’ che sentiva. Pensava alla moglie, pen­sava alla figlia, ma non pensava a cosa sarebbe successo.” Non posso dirglielo oggi, dopo quello che ci siamo detti in camera.” Pensava, mentre con il braccio cingeva la figlia.”Glielo diro’ a casa, davanti a tutti, voglio che tutti sappiano la verita’, poi staremo a vedere.” E mentre arrivarono all’ultimo tornante si volto’ in basso e disse:
– Siamo risaliti, abbiamo fatto insieme un bel cammino, per merito tuo ho colto dall’albero il piu’ bel frutto, la vita.
La figlia era commossa, talmente commossa che si sentiva spossata, aveva persino paura di lasciargli la vita, temeva di perdere il padre, e guardandolo glielo disse, ma lo chiamò zio, e ciò  li fece intristire e raggelare. Bastarono pochi passi, entrarono in un giardinetto, erano soli, si sedettero davanti ai faraglioni su una panchina e di nuovo sentivano attrazione e amo­re.
– Non ho mai provato una sensazione così forte…- La figlia piangeva e rideva, e tutto sembrava assolutamente irreale, semplice.

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