Capri nona parte

di aeroporto2

– Il bronzo, il ferro, l’acciaio, l’alluminio, ora il titanio, sono tutti qui, sfrenati, assieme che mostrano a tutti noi i loro occhi. Se di indifferenza si parla, a cosa dobbiamo alludere? L’illusione  che ci sia un nuovo ordine sancito da regole “ferree” e’ solo un pretesto per voler assieme, e non voglio escludere i presenti ad un comizio, posare sedimento. (Che tra l’altro a me sembrano proprio le armi di Achille.) Non voglio spezzare una lancia a favore o a sfavore (fortune letterarie sono state costruite sull’indecisione) della mitologia sognata e, ahi­me`, a volte patetica…. Sono sceso dall’aereo e sono salito su un elicottero; in poco tempo sono arrivato a Capri. Ho volato tra le nuvole, con il desiderio di pisciare, poi il fatto di sapere che avrei pisciato sopra l’Italia mi ha dato un non so che di u­forico…. Se questa e` la formula della letteratura, perche` og­gi e’ questa la “letteratura,” allora io preferisco non solo pi­sciare in un bagno pubblico, ma preferisco non leggere piu’. Si e` parlato e si parla di letteratura mondiale, nel seno delle comparate. Ma se non esiste identificazione nazionale, come (vi­sione tecnicistica e politica della letteratura) possiamo parlare di simbologie collettive? Mi chiedo, ma siamo homini Sapientes? – Si sedette, dopo il breve discorso, e silenziosamente si alzo` un altro.
– L’alternativa al comizio sarebbe il silenzio, e Dio abbonda di quest’ultimo. Parlo senza problemi e posso anche stracciare davanti a voi la tessera di partito che amorevolmente ho custodito.
Dal pubblico un uomo si alzo` e cortesemente incito` l’oratore a farlo. Per nulla turbato, dopo un attimo l’oratore continuo` in risposta:
– Non cedo alle provocazioni, strappo la tua cortese affermazione, e non credo di chiederti l’assurdo; strappa la tua tessera e io saro` pronto a fare come te. 
L’ascoltatore, in piedi, alzo` le mani e con le mani sempre alza­te cortesemente rispose.
– Temo che ci sia un equivoco, ho profondo disagio davanti al passato, basta ti prego non sforzare la pazienza, credo che tu sia stato fin troppo protetto, basta  minacciare con cortesi allusioni, se vuoi.
Il moderatore del dibattito, intrapreso in una sala dell’alber­go di lusso, fece un cenno alla sua sinistra e si alzo`una donna visibilmente in stato interessante.
–  Mi sono chiesta se dovessi o meno battezzare mio figlio, e d’un tratto ho avuto una crisi religiosa, direi un chiarimento, sul dafarsi. Questa, signori e’ letteratura. Il chiarimento da farsi, il dibattito, il dialogo, anche se cio` che mostrero’ ora (sono le lastre dove inequivocabilmente si stabilisce il sesso di mio figlio) – alzo` in aria le lastre e indico` con la matita un punto – e’ maschio.
Il pubblico rise e la donna sorrise e depose la lastra.
–  Altro problema, io volevo una bambina, credevo di desiderare una bambina. Ho un dubbio, non so piu` se veramente desideravo una femmina… Ora desidero un chiarimento, e questa signori e` letteratura. Gli altri si sforzeranno nel voler risanare con una saldatura il bronzo e il titanio. Io parlo di carne, e si sa le donne fanno figli, e` compito loro mettere al mondo, non fare ar­te.
– Di proiezioni – si alzo` un uomo vestito modestamente, quasi come un barbone, tra il pubblico – ne abbiamo troppe: cinema, te­levisione, belle macchine, donne puttane, madri colpose, castratrici, stupratori, filosofi e affaristi che, visti i tempi sono la stessa cosa. Provocazione? Che la nostra amica scopi, mi­ca e’ letteratura, che l’altro tiri fuori tutto l’armamentario ferroso perche’ non puo` tirare fuori l’uccello, mica e’ lettera­tura. Che il compagno o camerata che sia, tiri fuori la tessera addirittura per strapparla, mica e’ scemo, vuole continuare anche lui a fottere, magari tutti noi. E c’e` chi si arrende, alza le mani, ma si dimentica di abbassarsi i pantaloni. Se guardo da vi­cino il titolo del dibattito non sono mica tanto sicuro, dov’è ‘sta cazzo di letteratura! E soprattutto, e per favore niente ri­satine, dove cazzo va a finire? E’ scontato, con i presupposti dei colleghi tutti siamo d’accordo, se sara` maschio diventera` ricchione. E questa sarebbe la letteratura? Abbiamo aperto il di­battito con editori, persino giornalisti e una TV locale, scrit­tori e poeti, ci siamo tutti al Braccobaldo show, solo orso Bubbu e Yoghi mancano, ma hanno mandato un fax, e sarebbe doveroso leg­gerlo secondo me. All’apertura abbiamo sentito il telecronista sportivo di turno che ci incitava alla definizione della lettera­tura.  Marcamento a zona o pressing, ho sentito di tutto tranne i nomi, nessuno che ha avuto il coraggio di alzarsi e dire: mi chiamo Tolstoj e penso che… Mi chiamo James Bond e penso che… Qui ci si conosce tutti, saremo tutti famosi e tutti letterati. Io sono uno…. eh no! Il nome non te lo dico! – Vicino un uomo gli aveva chiesto il nome. L’uomo si sedette senza aver concluso e, come d`accordo, prima che iniziasse il dibattito, con un certo silenzio imbarazzante, il moderatore ritorno` a fare domande al pubblico.
Poco prima che finisse l’intervento, il protagonista e la fi­glia arrivarono e si sedettero in fondo alla sala, quasi apparta­ti, dietro una colonna al buio. Vicino a loro un altoparlante gracchiava e amplificando la voce la propagava fino all’entrata dell’albergo, incuriosendo i clienti. La figlia, cercando di di­strarsi dalla forte emozione, tenendo la mano al padre continua­mente faceva domande.
– Chi sono questi? Non mi sembra di conoscerli.
– In verita` non li conosco neppure io.
– E dai!
– Recita un pezzettino… Quella filastrocca che mi stavi reci­tando in camera.
– Filastrocca…?
Erano l’una nell’altro e se pure intendevano, nelle stupidaggi­ni, cercavano assieme di esprimere qualcosa, e se pure quello che sentivano poteva essere patetico, dentro loro immagini sembravano voler riportarli indietro nel tempo. Cosi` la figlia guardandolo e alzandosi in piedi, mentre in gran fretta una valletta le porse un microfono, inizio` a recitare un brano dal saggio teatrale. E tutti si girarono in corrispondenza della voce amplificata, che infastidiva, e in particolare alla figlia che sentiva irricono­scibile la sua voce. Finito il breve pezzo, per altro gia` senti­to dal protagonista, continuo`:
– Avrei voluto alzarmi e recitare una poesia, ma avrei voluto farlo a otto anni, cosi` ho pregato e nella mie preghiera c’era il sentimento di una bambina che si alza la sera di Natale per recitare una poesia al padre, che io non ho mai avuto, fino ad oggi. Sono felice perche` nel mio animo mi sono sentita, e ora mi sento, una bambina di otto anni.
Il significato che ella dava a cio`, era ben diverso dal significato che gli ascoltatori, dopo aver applaudito, per la prima volta, diedero. Infatti un signore, anch’egli coperto da una colonna, si alzo` e prese subito a parlare, ma dovette smettere e inizio` daccapo dopo che gli fu portato il microfono.
– Semplicita`, dolore, fiducia in noi stessi, quando finiremo di rincorrere le maschere che ci siamo costruiti? Dovremmo prendere un poco di quel coraggio che la giovane donna ha qui, inequivoca­bilmente – e fece capolino nell’altro versante affacciandosi da dietro la colonna-  donato. L’aridita` e’ del deserto, non del cuore umano. Condivido in parte la punizione del narratore “proiettore” di una freudianita’ riduttiva, la semplicita` liri­ca, con tutti i suoi limiti e coinvolgimenti retorici, la prefe­risco al sarcasmo, comunque. Evviva la giovane donna lirica.

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