Capri undicesima parte

di aeroporto2

Erano per le strade di Capri, guardavano assieme le vetrine. In parte la protagonista le guardava interessata, in parte guar­dava la ragazza e si domandava divertita cosa a lei interessasse, vista la giovane eta`. Ella non si ricordava quanti anni avesse, lei gliene  diede tredici, e mentre esaminava il viso e il corpo della ragazza, la giovane, sentondosi osservata, a bruciapelo, le domando`:
– Quanti anni hai?
– Che importanza ha? – Le domando` incuriosita per il tono imper­tinente.
– Sì infatti, ne dimostri di meno di quelli che hai.
– Come faccio a dimostrarne, meno se non sai quanti ne ho?
– Ti atteggi a essere più giovane di quello che sei, ti atteggi.
– Mi atteggio?
– Ti ho vista mentre parlavi con quel capellone, cerchi di avere meno eta` di quello che hai.
– Come sarebbe a dire “cerco”, vuoi dire che non ci riesco, sono forse patetica? – Ella si domando` se avesse capito il significato del termine patetico, ma senti` subito la risposta.
– Non come una mia compagna di scuola, ma un pochino vi assomigliate.
– Diamine, ma che cos’e` un rebus, che gioco sarebbe? Mi spieghi la tua compagna di scuola?
– La mia compagna di scuola, che ha le mestruazioni da quando aveva nove anni, cosi` dice lei, va con gli uomini, e non ragazzi, proprio con gli uomini, e` andata pure con il padre di una sua amica. Lei si atteggia.
La protagonista fece una risatina, e rise guardando una vetrina di costumi antichi e disse:
– Diamine, ma ti assicuro io non vado con il padre della mia amica, sono quasi tutti morti, i padri delle mie amiche.
– Non mio padre.
– Già, questo e’ vero, ma e’ vero pure che noi non siamo amiche.
– E’ quello che stavo pensando, non ti atteggi a sufficienza, ti atteggi per levarti dieci anni, comunque rimani sempre troppo grande per frequentare i miei amici.
– Parlami dei tuoi amici. Tuo padre mi ha detto che hai un fidanzato, di quindici o sedici anni.
– No, non e’ il mio fidanzato, non ho ancora l’eta` per avere fidanzati… Anche tu non hai l’eta` per avere fidanzati.
– Sì e’ vero, purtroppo non posso avere fidanzati, ma amanti sì, non ti pare?
– Sì, d’altronde gli uomini vanno con tutte.
– Ma sei terribile.
– Perche`?
– Pensi che non possa interessare agli uomini?
– Non sono un uomo, e non penso a cosa pensano gli uomini.
– Beata te, la maggior parte delle donne, pensano a quello che gli uomini pensano. Quando iniziano ad atteggiarsi credo.
La fanciulla guardava divertita la vetrina dove erano esposti costumi locali.
– Guarda, ci sta salutando! – Dietro al manichino una manica di un abito sembrava salutare.
Si allontanarono e si avviarono, la protagonista guardo` l’ora. Si fermo` guardando una vetrina, entro`. La ragazza si sedette su dei gradini.
– Comprato? Domando` la ragazza veduta uscire la protagonista.
– Si, ho fatto un regalo.
– A chi? – Disse senza malizia e dolcemente.
– E’ un regalo per te.
– Per me? – Incredula e sorridente.
La fanciulla scarto` il pacco e apri’ la scatola, all’interno prese il regalo, lo porto` al petto per misurarlo e ne fu conten­ta, felice, e un poco emozionata. Lo indosso’ e fece dei saltelli e una piroetta, tiro` fuori i bordi della camicia e si guardo` la vita e le maniche.
– Ora devo andare. – Disse la protagonista, e la ragazza si acciglio`, e si dispiacque, cosi` controllo` ancora l’orologio e sorrise.
Assieme andarono ad ascoltare la conferenza del padre della fanciulla. Nella sala grande dell’albergo di lusso si sedettero al centro, tra le file gia` segnate dal loro nome. Un lampadario vicino a loro venne leggermente diminuito di intensita` e l’amico saggista, sorridendo, inizio` a parlare, la sala era gremita.

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