Capri quindicesima parte

di aeroporto2

Ogni azione ora, alla luce di questo nuovo sentimento gli sem­bro` compromessa con il passato. “E` bastato portare alla luce… Mi chiedo se il bisogno esasperato di proiettare tante immagi­ni… Il bisogno nevrotico…” Non fini` di ripetere questa frase che subito altre immagini  iniziarono a turbinargli dinanzi. E subito prese le distanze da loro, come se non le volesse ricono­scere.
“Come ho potuto in tutti questi anni mentire a me stesso, eppu­re ne ero indispensabilmente complice. Quante cose avrei voglia di voler ripetere”. E nell’ultima frase, “quante cose vorrei ri­petere…” trovo`, in un cantuccio del suo cuore, un leggero do­lore, provocato dalla vergogna di sè.   “E’ una frase falsa que­sta… Si e’ falsita`, menzogna.” Si diceva nel pensare del suo modo d’essere. Quando d’improvviso, come era suo solito capitar­gli, si trovo`, senza accorgersene, dinanzi un uomo.
I suoi occhi videro a poca distanza un viso sorridente. L’uomo, che aveva una quarantina d’anni, alto, con i tratti del volto leggeri, “quasi silenziosi”, come trovo` il protagonista, si pre­sento`, era un regista cinematografico. Aveva visto delle sue pellicole che in verita` gli erano piaciute e trovo` nel fisico e nel portamento infantile dell’uomo qualcosa che stonava con il ricordo dei film veduti. Non fece a tempo a esprimere neppure una parola che quell’uomo prese a parlare come se avessero da tempo instaurato una conversazione.
– Sposto l’asse e scrivo direttamente, come se ci fosse dentro me una personcina inquietante, ma porto il tutto in terza… – Prese un foglietto alzandosi e inizio` a leggere.
– “Cio` che voleva era cogliere uno sguardo, era lo sguardo del tempo che doveva rallentare tutto e poi doveva partire veloce, con i dialoghi veloci, e poi salire lentamente con gli angoli di ripresa che dovevano correre ai lati opposti e ritornare come erano prima. Ma questo doveva farlo con semplicita`, come gli fosse suggerito, e la storia era un pretesto, non il film, ma per questo non era abbastanza sicuro, era qualcosa di indefinito. Cercava una forma che volasse e nello stesso tempo che fosse salda in terra, piantata come una stalagmite. Un simbolo che, nascendo piano, compariva per poi fuggire, poi ricomparire. -Un film difficile – si diceva, – fino all’ultimo voglio lasciare le cose che si possano modificare.-
– Che roba e`?
– Appuntini in terza persona, nebbioline, costruzioni da fegatelli, scritturine per sporcare un poco…. Ho parlato con tua moglie..
– A sì? – Incuriosendosi.
– Vogliamo lavorare insieme? Sto lavorando a un film che si chia­mera` Capri, e` la storia di uno scrittore che viene a Capri con la moglie, viene per la pinacoteca Dieffenbach, e incontra un mu­ro, il muro della morte di sua moglie.

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