Capri sedicesima parte

di aeroporto2

Mentre il regista continuava a puntualizzare, saltando da una frase all’altra, iniziando un concetto e subito seguendone un altro, il protagonista, come suo solito, si era gia` distanziato dalla conversazione e si interessava ora a guardare gli infissi di legno delle porte delle classi.
– Ho capito. – concluse il protagonista – Puoi ambientarlo dove vuoi…
– Come? Questo… Da come vedi le cose? Ho capito… Ho capito, per fartela breve dividiamo il film in dodici parti. Sta­biliamo…
Stabilendo, non stabilendo, le interrogazioni erano ogni due frasi.
– Dodici parti stanno per dodici scene?
– Stanno e non stanno.
– L’ambiguita` va bene per gli spettatori, ma per te?
– Ti credevo… Ma sì allora io ti dico come la vedo. – Ora il regista un poco stanco e desideroso di andare da un’altra parte, cercava di chiudere.
– Aspetta – Soggiunse il protagonista – Scrivi come la vedi, non dirmelo a voce, buttami giu` un abbozzo, come dici… Cosi` per sporcare un poco…
– Questo l’ho gia fatto. – Prese dalla tasca un foglio e lo porse al protagonista; nel foglio, battuto a macchina, c’era scritto:
Questo film e` diviso in dodici scene. Scena uno: ecc…
– No intendevo… comunque va bene cosi`… – Rimase pensoso per un istante e subito inizio` a raccontare una favola quasi nel voler misurare il regista.
– Un mondo vago d’insetti, di calabroni con il loro vociare, di formichine indaffarate, di farfalline pazze d’amore, e d’improvviso un temporale a ciel sereno… Rivoli d’acqua, poi ruscelletti, foglie perse nel vento cadere nel turbine, lumachine golose stringersi l’una con l’altra, e d’incanto “lei”, luminosa, delicata, incantevole Luna, spunta d’improvviso dietro il monte, dicendo a tutti: “Non temete, e` solo passeggero, tornate pure, tornate pure…”
“Ma chi e` che parla giu` nel bosco? Chi e` quel furbetto col muso giallo di polline… Sporcaccione…. Dove sei stato?”
E intanto danzando, una nebbiolina fina, fatta di polvere d’ani­ma, sale tra gli steli. Il papa` Sole, frugando tra i rami, col vocione di sempre, ammonisce e rassicura la pigra lucertolina, scattante tra i rami secchi del salice. “Che c’e`? Che cosa vuoi?”, sembra dire “Son ancora piccola, ma l’uva a settembre la mangero` quest’anno!” E frusciando in un lampo fatto di scintil­le, si alza sulla pietra e diritta verso il sole aspetta.
“Bambina, bambina…” “Chi chiama?” Si guarda attorno, cieca ma elegantissima, avvolta nel manto di seta stretta, senza fidanzato. “Chi ha chiamato bambina?”
“Ma non sai che c’e` la Luna? Sei pronta per uscire?”
“Non sono una bambina, altro che bambina… Ma oggi c’e` il Sole e la Luna assieme, come mai?” La pipistrellina, ormai maliziosa, guarda con gli occhietti ciechi e, sorridendo con i dentini, dice: “Sai che m’importa della Luna e del Sole! Lasciami stare, voglio cullarmi ancora un poco!”
– Hai idee di atmosfere d’insetti? – Il regista  ironico.
– No, di fantasmi.
– Lavorami subito a questa scena. – Prende il foglio e legge. – Scena quattro…

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