Capri diciasettesima parte

di aeroporto2

– Ma che cosa sta facendo il mio zietto? – Rivolta al padre che, comicamente appollaiato su un banco per bambini, scriveva.  Sentendo la figlia chiamarlo zio alzo` gli occhi di traverso, co­me un guidatore preso a inseguire voci e immagini. Come a dire “ormai niente puo` farmi tornare indietro”.
La figlia invece senti` un acuto all’interno di se stessa; una fitta al ventre e, sentendo la sua voce chiamare il padre zio, si intristì e uno stato d’ansia la avvolse completamente, tanto che la donna, accortasi del suo cambiamento, le domando` se si sen­tisse poco bene.
– No, non mi sento bene.
– Cosa hai?
– Ho che in due ore e` successo quello che doveva succedere vent’anni fa. – Appartandosi per bisogno istintivo si confido` con la donna.
– Ma questa e’ una storia d’amore… la piu’ bella storia d`amore che io abbia mai sentito – disse la donna, per rincuorarla, e continuo`- Perchè ti rattristi, non dovresti essere felice per questo?
– Lo sono… ma ho paura.
– Perche`?
– Non so neppure io perche`… E’ che da quando ho perso mio figlio… – Non si accorse neppure di aver detto la parola “perdere” e “figlio” e subito un’altra fitta al ventre la co­strinse a piegarsi e inizio`a sudare dalle tempie.
E piu` ella cercava di rincuorarsi, pensando a cio` che si era­no detti e alle promesse che avevano sciolto in lacrime felici, piu` ella sentiva “pericolante” il suo stato d’animo, il vedersi intimamente, quasi come dei passi che, tornando indietro, la se­gnavano “diversa”. E ora, come in una favola sfavillante di colo­ri, di situazioni calorose e rassicuranti, queste tracce le vede­va piano piano svanire, cancellate dalla nuova certezza. Ora, di­nanzi al nuovo, o meglio dinanzi al suo corpo, che poteva ricono­scere, una fitta al ventre le diceva di piegarsi, di fermarsi con le fantasticherie e di pagare quel che “follemente” aveva compiu­to. “E` stata una follia” era quel che ora si diceva. Ma mentre ella parlava, raccontando dell’amante, della persona che inevita­bilmente aveva cacciato dal suo cuore dopo aver abortito, guardo` davanti a se` il padre scrivere velocemente e, con viso altero, tranquillo di chi stesse sbrigando una comune pratica, voltarsi e sorriderle, come nel volerla rassicurare volendo continuare il filo d’amore immaginario. Ma in lei non vi era chiarezza, un moto di dubbi, “forse infantili”, la assalivano, si diceva di essere infinitamente piu` stupida di come la vedessero. Pensava a cosa l’interessasse, e mentre raggiungeva un gradino per sedersi, con l’amica dietro, in silenzio… sentì un vuoto profondo scorag­giarla. I pensieri sembrava che andassero a complicarsi,  non riusciva a seguirli. Come una marea sale, cosi` dentro se` saliva un fastidioso e odioso senso di schifo fisico, era proprio cosi`, era tutta se stessa che non riusciva ad accettare.
– Ti auguro che quello che e` capitato a me non ti capiti mai. Sembrava voler scongiurare e alleviare il senso di colpa.
– Non ci si riesce a liberare facilmente certe cose… No, non potevo in quelle circostanze fare diversamente… E credo… – Senti` un’altra fitta, che sapeva d’essere qualcosa di regolare.- Razionalmente dovremmo sconfiggere anche il senso d’ansia, il fatto che nessuno ci togliera` mai dalla testa il dubbio e l’ir­responsabilità di certi atti. L’irresponsabilità non sta nel sop­primere una futura vita e`… Oddio, non so cosa… Scusami, sem­bra quasi che dico… Ma ti assicuro, mai nessuno deve arrivare a questo… Non per me… Io di poco superiore…. Ho voluto di proposito distruggermi, e ora che so questo…
– Ma milioni di donne, anche giovani come te, perdono dei figli…
– Io non ho involontariamente, ho volontariamente! Non ho accettato me stessa e non ho preso per me stessa nulla di vero. Falsita` e menzogna, sentivo di essere odiata, pensavo di essere un incubo, un fantasma, ero come un burattino manovrato e pensante. Ora, anche se paradossalmente.. E’ goffo, ridicolo non corrispondente al vero. Voglio vivere una vita d’amore nuova, voglio sentire cosa significhi avere un padre… E non m’importa un fico secco di nessuno… La verita`, e’ solo questa la strada da seguire, la menzogna è fatta per gli altri, non per me, questo almeno l’ho capito.
Era cosi` impetuosa nel mostrare questi sentimenti, sconosciuti ai piu`, che la donna, piu` anziana di lei, gia` sulla trentina, si sedette quasi stringendosi accanto.
– Molte cose ci passano affianco e, pur conoscendole, per paura, le lasciamo scivolare via, lontano, senza accorgerci che cio` si chiama divenire adulti. Nessuna irrazionalita`, ne` banalita`, ne` goffaggine, possono essere “considerate”. Ognuno di noi sa e teme se stesso, fino a quando non  capisce di dover far parte di un unico movimento di vita. Ogni cosa ha un significato, basta avere la consapevolezza di cio` che c’e` attorno. Il nostro cor­po, il nostro respiro, fino alla piu` lontana stella, quella, pa­rafrasando un innammorato, che ti assomiglia. Cosi` ti chiamava no? Stellina.- Alludendo scherzosamente a come la chiamava il suo amante.
– Stellina un corno! Quell’uomo, che pensavo essere un uomo solo perche` era piu` grande di me, molti piu` di me… era l’egoista scettico e cinico… Il giusto ritratto sarebbe quello di un de­magogo che si nasconde dietro le solite stupide frasi che fanno tanto colpo a chi, come me, non ha avuto certezze semplici… Mia madre non mi ha mai accettata ne` sopportata, convinta dei suoi silenzi.
– Tutte sono uguali a se stesse, hanno sempre i soliti problemi, credo che si diventi femminili due volte, per evitare… e per essere.
– Sara` come dici, dall’alto le cose sembrano chiare e piatte, tutte un poco si assomigliano. Ho imparato, recitando, tante sfumature, toni di voce, atteggiamenti che riprendono dei carat­teri gia` stampati, gia` compiuti per essere compresi facilmente. Ma se concludo il mio pensiero non credo piu` al teatro, alle frasi rassicuranti… Scusami non voglio essere fraintesa, ma so­no scoraggiata dalle delusioni… Non credo ai buoni sentimenti, alle favole… ai fini gentili… Sono finzioni, chimere di una vita rappresentata ma non vissuta. Ora basta, altrimenti finirem­mo con il parlare di politica… Odio i politici e la loro sporca storia.
– Ahi! Ahi! Credo tu abbia fatto una gaffe.
– Sei…
– Sì.
– Ecco, come pensavo siete dei mostri… Nel privato siete cosi` dolci, gentili e poi fregate tutti.
– Non essere ingenua… Non e` esattamente quello che spinge gli uomini e le donne. Ci si trova ad avere delle responsabilita` pubbliche. L’ingranaggio… questo si`, a volte e` mostruoso… ma bisogna distinguere uomini da uomini…
– Distinguere e` una parola… non parlare a me di distinguere tra uomini e uomini… Figuriamoci poi cercare un uomo e il suo ideale.
– Un conto e` fidarsi di una idea, essere dalla parte di chi vede e vuole cambiare le cose, altra cosa e` l’amore.
– E` facile dire queste cose per te.
– Pensi che per noi sia facile, dico noi donne, o noi donne…- Fece lasciare intendere un giocoso fraseggio, modificando il tono come a voler intendere due cose legate da un unica situazione.
– Gia`, le fregature sono per tutte, siamo un poco tutte delle stupide.
– Ho avuto, a differenza di te, un padre straordinario… Scusami, non voglio offenderti, un padre sereno e presente, un uomo senza troppi complicati discorsi, sdrammatizzava sempre, cercava di prendere il lato giusto delle persone, aveva un tempe­ramento forte, duro e amava la natura. E mi ha insegnato a capire le cose, guardando attentamente attorno a me. Infatti, scusa se sono un poco noiosa e nostalgica, il mio impegno politico e` solo legato al mio paese, un posto di campagna, e dedico il tempo a sbrigare le cose semplici, con molto impegno…
– Bene, almeno non annoierai i tuoi concittadini con la politica; vi occupate di cestini per i rifiuti, protezione dell’acqua e via dicendo.
– Infatti, sono in un certo senso un po` di tutti i partiti, credo nella risoluzione dei problemi dal basso, ma lasciamo perdere, bisognerebbe spiegare con degli esempi, e gli esempi cambiano anche nel raccontarli, figuriamoci a spiegare il modo di vedere le questioni.
– Sei per l’aborto?
– Un conto e` la legge dello Stato, quando una donna e’ nella di­sperazione va aiutata e non lasciata in mano alle fattucchiere, un conto e` sapere esattamente cosa si sta facendo.
– Io se potessi tornare indietro, non avendo alcun problema tranne che con me stessa… mi rendo conto che un bambino ha bisogno… ma forse e` stato tutto cosi` folle, come volessi punire mia madre e mio padre…- Si volto` e lo guardo` lavorare, ancora era assorto a scrivere, e ora in tutta la Certosa erano solo loro.
– Chissà dove sono andati i tuoi amici?
– A fare dei sopralluoghi… Si sta preparando un film su Capri, un modo diverso di fare cinema, “semplice ed efficace” come dice il capo.
– Lavori nel cinema?
– No, faccio solo la moglie.
– Non dirmi che hai anche un figlio.
– Una bambina, ha nove anni.
– Nove anni? – Esterrefatta. – E da quanto tempo sei sposata?
– Da dieci.
Finito di discorrere, la nuova conoscente si alzo` e si diresse verso l’uscita, dove prendevano certe misure in corrispondenza di alcuni archi. Sentite le voci provenire dall’entrata, anche la figlia del protagonista si avvio` e subito la nuova amica la presento` al marito, che era il regista.    Un cenno da parte della moglie e il regista cesso` subito l’espressione di chi stesse per fare delle domande.

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