Capri diciottesima parte

di aeroporto2

La figlia leggeva il testo da poco scritto dal padre, il padre guardava all’interno della cisterna sporgendosi, il regista faceva finta di leggere degli appunti, i tecnici erano distanti. Tutti, comunque, sembravano interessati a qualcos’altro, anche la moglie del regista sembrava interessata piu` al volo di due gabbiani che a cio` che la giovane donna stesse leggendo. Al pro­tagonista interessava il vuoto e il buio della cisterna, il sen­tire fresco sulla schiena e la voce dolce della figlia. Il regi­sta ascoltava cercando di visualizzare la scena in modo naturale, poi si accorse di un uomo in lontananza che urlava, litigava con qualcuno, imprecava, lanciava maledizioni, sembrava che volesse uccidere qualcuno “Assassino! Assassino”! sentiva e poi altre pa­role confuse. La figlia, alzando gli occhi, cerco` di capire cosa stesse succedendo, ma poi continuo` a leggere. La moglie sorrise, i due tecnici sparirono dalla Certosa andando a vedere incuriosi­ti, il protagonista sembrava seccato, un poco annoiato.
L’abbozzo della sceneggiatura non piaceva alla figlia, le sembrava manieristico, non adeguato… “Scene sdolcinate da fotoromanzi concilianti”, ripeteva meccanicamente non riuscendo a concentrarsi sulla sceneggiatura.
“Hai visto, hai visto quanto di me e’ sorprendente?” Leggeva e si domandava di se stessa.
“Sorpresa per sorpresa… Allora perche` l’accanimento di Enrica?” leggeva e pensava: “Ma chi` e’ Enrica? Chi potra` mai essere?”
Ora, come era solito succederle nelle volte che leggeva dei co­pioni, errava mentalmente. La suggestione l’aveva presa, come nella morsa di un sogno ella si immaginava eroina di altri tempi, il proprio “io” si trasformava liricamente e criticava con il me­tro di una Anna Karenina o di una Kitty.  Distraendosi si ricor­do’ queste frasi che tre mesi addietro aveva ripetuto al suo a­mante: “Ma come? Perche` non hai avuto modo di capire? Credi che sia stupida? Pensi… Sei un vigliacco gia` era cosi` per te da tempo, non e’ cosi`?”  Dei passi suonavano lontani, erano i passi del padre che passeggiava sotto il colonnato bizantino. “Quante volte…? Sei un principio di finzione. Si e` sempre stati in due, non e’ cosi`? E` quel che dicevi, che capolavoro di regia. Sei un cretino, ecco cosa sei! Un uomo incapace di amare. Sarebbe per questo? Allora sarebbe per il tuo altruismo… Bella prova di coraggio… Senti, senti… La carriera, che paroloni”!   E men­tre era alle prese con un tratto di calligrafia non chiara, dove si era fermata un attimo, alzo` gli occhi, tutti la stavano guar­dando in silenzio, come se stessero sentendo qualcosa che la ri­guardasse e che a lei sembro` come una confessione.  Subito il padre e il regista iniziarono a parlare, presero i fogli che sta­va leggendo e, sempre discutendo, segnavano dei pezzi. La moglie del regista fece un cenno di saluto e di corsa si allontanò dal portone la figlia la chiamava e lei spari` dietro la colonna. Guardo` i cani, uno era seduto  e scodinzolava a un gatto, l’al­tro era sdraiato che dormiva. Si alzo` e usci` anche lei dalla Certosa.
Mentre per strada camminava, rifaceva il percorso per tornare giu` ai faraglioni, continuava a pensare e cercava ora di capire, domandandosi di tutte le contraddizioni. Parte di lei era inorridita e parte non era sconvolta affatto. Si sedette su una panchina meccanicamente, dinanzi a lei vi era il mare, in  basso i faraglioni. Non sentiva la vertigine del vuoto, si scosto` per vedere in basso, in lontananza una nave da carico passava lentamente, dei bagnanti nuotavano trascinando un piccolo battello pneumatico, un motoscafo passava veloce tra i faraglioni. C’era nel giardino molta calma, senti` parlare lentamente due turisti, cercava di comprendere cosa dicessero, poi li trovo` dinanzi e l’uomo anziano la saluto` in tedesco.   Li` sembrava tutto semplice, meno complicato di come era apparso il suo ragionamento alla Certosa. Tutto era sfumato, l’azzurro del cielo e il mare intenso la inebriarono e quasi credette di avere un brivido dietro la schiena. Si sedette sapendo che presto si sarebbe annoiata. Allungo` le gambe e si guardo` le caviglie, si guardo` l’interno delle cosce, si massaggio` i polpacci. Face­va questo meccanicamente, con l’immagine dei due turisti. Si al­zo` per scendere giu` verso i faraglioni.  Nel ricordo,  senti` un sentimento di pieta`, non era convinta di cio` che provava o­ra, ma come sempre, per una sua tendenza, il doppio della sua a­nima lasciava all`interno una coda dall’eco inquietante che la portava a domandarsi: “ho pieta` di me stessa? o forse e` di lui che ho pietà?” E mentre cercava di ricordare dell’altro, si ac­corse che cio` che aveva rammentato a proposito del suo amante, in parte era stato inventato dalla sua immaginazione, e che cio` che si erano detti era qualcosa di profondamente diverso, non so­lo in cio` che era il senso del discorso, ma in cio` che riguar­dava lei.

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