Aeroporto2's Blog

nessuno conosce ulisse

Mese: maggio, 2012

Capri ventunesima parte

Ancora si facevano congetture, dalle piu` superficiali alle più severe, e dinanzi all’assemblea degli editori alcuni giornalisti, “amici”  per consuetudine e d’aspetto servile, intrattenevano sorrisi e ritmavano i consensi piu` disparati. La protagonista era seduta in silenzio e ascoltava un collega accanto a lei. A­scoltava e si guardava attorno. La saletta appartata si prestava a una congrega di uomini che, come in un vortice, erano presi a unirsi e a separarsi, costruendo assembramenti provvisori, poi si passò alle votazioni. Votarono per alzata di mano e, di nuovo si inizio` a parlucchiare, costruendo circoli di cinque, sei perso­ne, oppure, come la protagonista, si parlucchiava due per volta a mezza voce,  mimando negazioni e affermazioni. Poco dopo altra votazione per alzata di mano, ogni votazione si udiva scandire un numero, come “undici”, e subito la votazione. Poi ci fu una pau­sa, durante la quale tutti si precipitarono fuori dalla sala. Si aprirono le finestre per fare uscire il fumo e cambiare l’aria. Alcuni uomini prendevano appunti e i giornalisti si guardavano attorno cercando di salutare piu` persone possibili. Dopo la pau­sa si inizio` daccapo e ancora si voto` e si parlo`. Dopo due ore si decise di continuare il giorno dopo con i restanti articoli. Cosi` la protagonista fu libera di tornarsene in camera, di le­varsi le scarpe e rimanere seduta con i piedi in alto. Leggi il seguito di questo post »

Capri ventesima parte

Egli sosteneva quell’esame di coscienza che s’era posto da qualche giorno e, riassumendo a grandi linee la sua vita, si era messo a dividerla dall`adolescenza fino a dopo il matrimonio.    L’analisi era su tutti i fronti, e benche` fosse risoluto nel vo­ler trovare un “traguardo”,si insinuava piano nel ragionamento il suo modo di lavorare su piu` piani, come se intrecciasse un qual­siasi personaggio di un suo romanzo. Leggi il seguito di questo post »

Capri diciannovesima parte

Al protagonista non piaceva questo lavoro che aveva scritto, sentiva che dentro se` qualcosa gli diceva che non era vero. Ave­va scritto due scene, un`entrata e un sogno. Aveva visto il sogno come una scena che ruotava riflettendo il significato delle paro­le. Il surreale, molto caro al suo modo di capire il mondo, gli aveva suggerito il gioco: non c’era nessun personaggio. Sapeva che il suo talento lo stava rimproverando, gli provocava del do­lore “guardarsi in faccia”. Leggi il seguito di questo post »