Capri ventunesima parte

di aeroporto2

Ancora si facevano congetture, dalle piu` superficiali alle più severe, e dinanzi all’assemblea degli editori alcuni giornalisti, “amici”  per consuetudine e d’aspetto servile, intrattenevano sorrisi e ritmavano i consensi piu` disparati. La protagonista era seduta in silenzio e ascoltava un collega accanto a lei. A­scoltava e si guardava attorno. La saletta appartata si prestava a una congrega di uomini che, come in un vortice, erano presi a unirsi e a separarsi, costruendo assembramenti provvisori, poi si passò alle votazioni. Votarono per alzata di mano e, di nuovo si inizio` a parlucchiare, costruendo circoli di cinque, sei perso­ne, oppure, come la protagonista, si parlucchiava due per volta a mezza voce,  mimando negazioni e affermazioni. Poco dopo altra votazione per alzata di mano, ogni votazione si udiva scandire un numero, come “undici”, e subito la votazione. Poi ci fu una pau­sa, durante la quale tutti si precipitarono fuori dalla sala. Si aprirono le finestre per fare uscire il fumo e cambiare l’aria. Alcuni uomini prendevano appunti e i giornalisti si guardavano attorno cercando di salutare piu` persone possibili. Dopo la pau­sa si inizio` daccapo e ancora si voto` e si parlo`. Dopo due ore si decise di continuare il giorno dopo con i restanti articoli. Cosi` la protagonista fu libera di tornarsene in camera, di le­varsi le scarpe e rimanere seduta con i piedi in alto.
Quando stava per sfogliare una rivista senti` suonare alla por­ta della suitte, fece entrare pensando a un’inserviente, invece era la nipote.
-Pensavo che tu fossi al mare con tuo zio!- Disse sorpresa.-  Parlando, ora, con un tono diverso da quello con cui discuteva con i colleghi, senti` tutta la stanchezza e la gola che un poco le faceva male.
La nipote si sedette dinanzi alla zia, sul bordo del letto.
– Allora, senza preamboli, sono venuta a Capri, ti sei seccata?
– Non mi sono affatto seccata.- Un poco di lei menti` alla nipote, aveva intuito che la nipote aveva del rancore da un po` di tempo, ma non dandole troppa importanza aveva rimandato dentro se stessa, senza altra spiegazione.
– Cosa c’e`? – Disse la nipote imbarazzata per l’indifferenza della zia.
– Mi vuoi dire cosa sei venuta a fare?- Disse la protagonista, seccata della domanda. Le sembrava che ella volesse ferirla, c’era qualcosa che le diceva di stare in guardia. Ma poi, sapendo che lei aveva l’eta` per non finire sopraffatta, continuo` a guardarla in modo vago.  – Volevo capire per la ragione che tu hai inteso gia` da tempo, tu e la mamma, tutto qui.
– Parole, parole. Si finisce per non essere mai intesi! Tua madre non e` una che parla molto, ma cio` che voleva se lo e` preso. Non sei certo la prima a farne le spese, cara, tu hai avuto la tua brava lezione, non e` cosi`?
– Tu e la mamma, non intendevo parlare in giro dei problemi… Voglio sapere in che rapporti siete, visto che, tutto sommato, oltre a essere sorelle siete qualcosa di piu`.
– Cosa intendi? –
La protagonista fini` di sfogliare il settimanale e lo poso` sul letto, poi capi` che quella era una conversazione infantile, che non si stava parlando di azienda e che la nipote non voleva stabilire termini nuovi all’interno della casa editrice… Si lascio` andare in un sorriso. Poi senti` un tonfo all’interno di se stessa e capi` l’attaccamento morboso al suo lavoro e i moti­vi, prima a lei oscuri, di alcune sue “pose” editoriali. La nipo­te, in qualche modo, faceva parte della casa editrice, sapeva che un giorno, neppure troppo lontano, sarebbe succeduta a lei e, se pur con affetto, vedendo questa logica successione, temeva che la “linea” editoriale potesse cambiare. Come poter continuare a es­sere se stessa, quando il prolungamento di cio` che era rappre­sentava l’azienda? Letteralmente la sua passione letteraria era il suo ego inespresso, e cercava, con una linea costante, di pro­durre tutto cio` che potesse essere legato a quel che era. L’ec­cezione era in suo marito, e ora credeva, dinanzi alla nipote, che si stesse aprendo un varco verso questa eccezione. Aveva or­rore di questo. In fondo sapeva che il suo lato piu` debole era pure quello piu` esposto, e sapeva che la ferita che ne sarebbe scaturita l’avrebbe potuta annientare.
La nipote, alla domanda “cosa tu intendi”, stette un poco in silenzio. Poi, ricordandosi cio` che aveva udito nella mattinata tra il protagonista e la protagonista disse  una frase che aveva gia` sentito per meta` sua e per meta` del protagonista, che cer­cava solo di aprire un dialogo e che si finisse di produrre osta­coli generazionali. Poi, volendo rassicurare la protagonista, cerco` di introdurre il problema “politico”dell’azienda, invece successe il contrario. La protagonista si irrigidi` e la nipote, d’un tratto, capi` cio` che a lei interessava. Si fini`in un di­vario e la nipote, cercando di assumere un aspetto diverso e nel profondo sconcertante per il suo stato d’animo, continuo` in quella via.
– Non dimenticarti che l’azienda e` mia per il sessanta per cento. Questo significa che non dobbiamo nasconderci dietro un dito, troveremo, certo, un punto di incontro.
– Il sessanta per cento dell’azienda e` di mia sorella, questo e` anche da mettere in conto, e poi il “tuo” sessanta vale appena per sederti e domani alzarti per chiudere, hai una bella presun­zione infantile. Mi sembra invece che hai venti anni, non sei una ragazzina, ma sei una che è in grado di rispondere al telefono.
Mai si sarebbe immaginata che, entrando in quella stanza, si sarebbe arrivati a parlare di danaro e di potere. Questo la fece sentire in modo diverso, senti` d’un tratto come se tutte le sue membra avessero preso consistenza, si inorgogli`, ma poi capi` che forse in un attimo, avrebbe potuto distruggere il suo proget­to. Poi, ricordandosi del padre e di come, in verità, lui si era comportato, si rincuoro`, lascio` perdere la polemica… e disse una frase che terrorizzo` la protagonista.
– Io e mia madre abbiamo parlato e sono giunta a una conclusione.- Questo era vero, ma  si riferiva alla domanda assillante fatta alla madre piu` volte per sapere come erano andate le cose veramente, perche` lei mai aveva creduto alla sto­ria che per venti anni le avevano propinato sul conto di suo pa­dre. E quando lei, parlando con la madre, di scatto disse: “io so”, e poi aggiunse: “questo fine settimana vado a Capri con la zia e…”, sottolineo` con una voce inequivocabile, “zio”, la ma­dre fece un movimento con la testa che la tradi`. Per anni aveva saputo cogliere questi movimenti, mancamenti, quasi dei sensi di colpa.
– Cioe`, vorrei sapere se sono licenziata come amministratrice.
– Diciamo che per ora mi prendo una procura generale e andiamo in Svizzera a fare un poco di ordine.
– Ma che ordine vuoi fare, quella non e` ne` piu` ne` meno che una libreria italiana a Lugano. Se vuoi iniziare a spolverare gli scaffali c`e` molto lavoro qui. – In verita` la protagonista sen­ti` d’un tratto che la persona che aveva davanti non era piu` una rivale, e  si senti` liberata da qualcosa che non capi`. Si sen­ti` un poco piu` leggera, e vide ogni cosa con occhi piu` conci­lianti e d`affetto.
– Ma non voglio andare a Lugano, voglio andare sotto il Corvatsch!
– A fare cosa? A sciare?
– Anche, ma ci andro` con la mamma e con tuo marito.
La protagonista si senti` mancare, non capiva piu` cosa c’era da fare, senti` che cio` che era venuto meno in tutti questi anni, si stava scatenando in un vortice, che avrebbe risucchiato tutto. D’un tratto le vennero in mente degli spezzoni di sogno, le si annebbio` la vista, non capi` piu` cosa avesse davanti o cosa le stesse succedendo. Intui` cio` che le era passato in mente per tutti questi anni.

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