Capri ventitreesima parte

di aeroporto2

La protagonista, dopo aver ascoltato la nipote e dopo aver pianto davanti a lei, decise di incontrare il suo amico saggista, il compagno di scuola che durante la permanenza nel fine settimana passato aveva cercato. Capi` che in quel momento solo lui poteva comprendere il suo stato d’animo. Cosi` lo raggiunse nel suo albergo e dopo essersi seduti in terrazza, per la confusione e la presenza dei congressisti, visto lo stato d’animo della protagonista, decisero di appartarsi in camera del saggista.
Nella camera trovarono la figlia, quando la ragazza incontro` la protagonista, le salto` al collo e la bacio`. Poi, senza che dicessero nulla, prese il maglione regalatole dalla protagonista e saluto` uscendo dalla camera, saltellando di contentezza senza dimenticarsi di baciare il padre.
– Chissà cosa si crede.- Disse il padre subito dopo che chiuse la porta.
– Pensera` che siamo amanti, e credo che ne sia contenta.
– Sì, mi meraviglio, e` andata via in un modo strano… Ma comun­que che stavi dicendomi a proposito di tuo marito?
– Questa volta fammi il favore di ascoltarmi e non iniziare a filosofare. Ho bisogno di una persona paziente, che  esprima dei giudizi distaccati. Ti do brevemente dei fatti, visto che comun­que sai quale sia stato e quale fosse, fino a ieri, il mio stato d’animo. Mi prometti di essere paziente?
– Spero di riuscirci.-
Si affaccio` alla finestra e vide la figlia seduta a un tavoli­no, sotto la stanza, nella terrazza.
– E’ qui sotto.
– Mio marito!
– No, mia figlia, sta facendo la ruffiana.  – Spostati dalla finestra, altrimenti penso che non m`ascolti e m`innervosisco… Ecco, siediti sul letto.
La protagonista si sedette sulla poltrona e distanti l’una dall’altro iniziarono a parlare.
– Questa mattina io e mio marito in un fraseggio simbolico e teatrale, tra l’altro non comprendo  il perche` di questo linguaggio, abbiamo cercato di capirci… Devo dire che, per la prima volta, mi ha tenuto testa, e` riuscito a ferirmi e l’ha fatto cosi` bene che ho creduto, per mezza giornata, di aver sba­gliato tutto. Già da tempo mi sentivo turbata, come ti ho antici­pato a Sabaudia. E ti ho fatto leggere quella robettina delirante e patetica, che poi non si sa se e` servita per questo ridicolo congresso.
Mentre parlava, voltata verso la porta, il saggista si accorse che stava rammentando altre situazioni. Infatti cercava qualcosa  nella tasca del vestito, in borsa e, sollevata questa da terra, ne tiro` fuori un bigliettino per leggerlo. Poi appunto` con un lapis qualcosa al margine, tanto che il saggista si curvo` incu­riosito. Allora lei fece una breve pausa e, volendo risolvere, accenno` al discorso che si erano fatti a Sabaudia. Riponendo il foglietto in borsa, dopo averlo piegato con cura, disse: “questo ridicolo congresso”! L’amico, attribuendo alla sua stanchezza il moto di stizza, e stanco per la tensione avvertita durante la conferenza, si sentiva un poco spaesato pur muovendosi nella sua  camera da letto. L’amica aveva voluto a tutti i costi che si an­dasse da lui, in camera, come se volesse confidargli qualcosa che la riguardava intimamente. Invece, vedendola cosi` distratta, ad­dirittura affaccendata, che per di piu` giudicava il congresso con ironia, dopo che lui circa per  due ore aveva tenuto una con­ferenza, grazie alla quale perfino colleghi della protagonista l’avevano lodato, lei gli appariva totalmente assente, quasi pro­vocatoria.
– Ridicolo? A me non pare…
– Ti ho chiesto di non interrompermi e di essere paziente. E` ri­dicolo… Sì, dal mio punto di vista, e` ridicolo. Comunque non mettiamoci a dialogare e non tirarmi nessun “Simposio”.
– Un momento, scusami, credo che tu sia ingiusta, prima di tutto con te stessa e poi con me. Credo che tu debba riflettere. Non puoi criticarmi, sei troppo precipitosa. Abbiamo tempo, non alterarti altrimenti non so che giudizio possa esprimere. Se poi tu vuoi davvero un giudizio! – L’amico, prima ancora che inizias­sero, sentiva come un segno premonitore, la sua stanchezza e il modo con cui ella cercava di appiattire il discorso. Sentiva che in quella stanza non si sarebbe fatto altro che inseguire chissa` quale eccentricità e allora, con fare educato, rivolse tutto il suo paziente sorriso verso la protagonista, che vedutolo volle sottolineare quasi rimproverandolo:
– Sì, certo, sulla situazione ridicola e pericolosa, anzi esplo­siva.
– Ridicola, pericolosa ed esplosiva, ma sei sicura?
– Se parli ancora ti tiro questo cuscino. Stai zitto e vediamo dopo, se quel che ho da dirti è quel che ti ho detto. In scena, illuminata debolmente, entra una ragazza di venti anni che in “scena”, in questo caso la mia camera da letto,  angelicamente dice: “Io e mia madre abbiamo deciso.” Deciso cosa? Non si sa. Allora penso che questa mocciosa ce l’abbia con me, perche` ce l’ha con la madre, che e` poi, mia sorella.  Niente affatto, que­sta delicata fanciulla dice che lei e` la figlia di mio marito. Tutto qui. – Non sapendo cosa fare, se esporre i fatti o fargli presente il suo stato d’animo, la protagonista, in un modo che non poteva che apparire poco convincente e quasi privo di quella verita` drammatica, fini` per evocare un odio che non aveva. Non provava del rancore verso la nipote,  ma non desiderava che lo si potesse scorgere e quindi esagerando la situazione a sfavore del­la ragazza, non riusciva a essere convincente. In vita sua non aveva odiato nessuno, si diceva, anzi una sola persona aveva o­diato, se stessa. Era quindi un sentimento di ira il suo, e per questo temeva se stessa, sapendo che presto avrebbe fatto un po­sto al dubbio e subito, in uno stato confusionale, avrebbe cerca­to di perdonare, pur di porre fine al dolore. Ma di fronte al compagno di liceo, che non la conosceva, non si sentiva di spie­gare come lei era fatta, e in fondo era questo il suo orrore.
– Tutto qui cosa… E` la figlia di tuo marito, e allora?
– Verosimile, ma falso. Mio marito e` partito completamente, non e` un poco pazzo, e` del tutto pazzo… Queste due se ne sono accorte e se lo mangiano in un solo boccone.

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