Capri ventiquattresima parte

di aeroporto2

 

– E allora? Sì e` impazzito. – L’amico aveva quasi voglia di scherzare, non e` che pensasse che il marito fosse impazzito, ma sicuramente non avrebbe trovato strano che il marito uscisse di senno con una moglie cosi` insistente e pignola.

– Mia sorella mi odia, mi ha sempre odiato e io non ho mai capito perche`. Mio padre ci ha legate con un contratto infernale. – An­che questo per l’amico risultava divertente, in quanto si diceva che lui avrebbe certamente scontato l’inferno per avere il con­tratto che il padre della protagonista le aveva lasciato, almeno in alcuni tempi, quando la mancanza di danaro non era certo meno infernale. Ma pensava questo per divagarsi e, con un piglio un poco troppo moralistico verso l’amica, sempre per il fatto che era stanco e ora anche un poco nervoso:

– Inferno, pazzia, odio. Non capisco, calmati perche` non capisco, non vedo dove sia il problema.

– All’inizio questa situazione mi aveva tanto suggestionata che pure io credevo al fatto di questa nuova paternita` e come una ingenua ci sono caduta. Sentendo la recitazione di una ragazzina abilissima che e` una attrice… Scusami il cattivo gusto, ma ha recitato la scena madre, con una convinzione che persino io, che sono una che non cade dalle nuvole, ci ho creduto. E ci ho credu­to dopo aver sentito il desiderio di mia figlia.

– Continuo a non capire, cerca di farmi partecipe dei tuoi stati lirici.

– Non mia figlia, la “ragazza europea”, come dice lei, ma mia fi­glia Eleonora, persa in un incidente stradale venticinque anni fa.

– Sì, mi ricordo, ho saputo.

– Credevo che non ne sapessi nulla. Appunto, nella discussione di questa mattina mio marito ha detto una piccola parte di verita.` E` vero che, dopo la morte di quella bambina ci siamo intimamente divisi. 

– Non capisco, scusami non capisco.

– Mi sembra una enormita`, ecco tutto. Mia nipote che dice di essere la figlia di mio marito. So dettagliatamente chi e` il pa­dre, lo so perche` all’epoca mia sorella aveva un amante ed ero io a fare in modo che si incontrassero. Conosco la storia dal primo giorno all’ultimo, da prima che morisse fino a  quando, do­po morto, e` resuscitato.

– Resuscitato?

– Sì, ma questo non e` importante, cosa non capisci? Tu non vuoi capire.

– Non capisco per quale motivo dici che questo congresso e` ridi­colo e, dal momento che per te il ridicolo investe non solo me, ma anche te, non comprendo la ragione per la quale tu ne sei en­trata. Volutamente mi hai invitato e ora, farneticando in un lin­guaggio semplice e sicuramente ridicolo, cerchi di decifrare dei fatti. Essi, se sono dei fatti, rimangono come tali, se invece, come credo, tu nascondi la verita` o parte di essa, e da come ti comporti cio` me lo fa credere, allora non capisco. Mi chiami al telefono e io sono a  Sabaudia, mi parli vagamente di tuo marito e questo non ha un significato, perche` io? Perche` mi hai sogna­to? Questo e` ridicolo, si potrebbe credere che tu sei la pazza,  non tuo marito, che, da  quello che dici, non ha fatto altro che accettare la “nipote” fra virgolette. D’altronde non e` poi cosi` inverosimile che tua sorella e tuo marito siano stati amanti. Sa­pevi che erano amanti?

– No. Non lo sapevo, ma credo che l’avrei saputo.

– E invece ti e` sfuggito. E` questo il punto. Sono stati amanti e da questa unione e` nata tua nipote. E` verosimile. La cosa strana è che tu, ora e da tempo, ti ostini a vedere solo cio` che per te ha un vantaggio o uno svantaggio. Solo cio` che accade a te, e` vero? Rifletti, solo cio` che riguarda te ha qualche im­portanza.

– Ma certo, che vuol dire? Ma e` ridicolo… Dove vuoi arrivare?

  La protagonista, confusa per l’accusa a suo modo non solo ingiustificata ma pretestuosa, si incurvo` nella poltrona e, sollevando una parte della camicia, guardo` l’ora. Poi verso l’a­mico fece un cenno con la testa che stava a indicargli un consen­so ironico di chi si fosse accorta che l’interlocutore stava men­tendo, e quel segno affermativo era rivolto non a lui, ma a se stessa, come a dirsi “lo sapevo, eccone un altro, ecco un altro esempio di vigliaccheria.” Ella era solita partecipare, con i su­balterni, a questo dialogo interiore, esteriorizzando piccoli ge­sti indicativi che, chi la conosceva per averla frequentata, per le parentesi che contraddistinguevano il suo lavoro, l’accerta­mento con il dialogo, con la comunione delle vedute su un autore, o su una certa campagna editoriale, quei gesti significavano: “stai sbagliando, correggi cio` che stai cercando di dire”; quasi come fossero diplomazie grazie alle quali, il contrasto era fer­mato prima ancora che potesse sorgere. Non contava, quindi, solo cio` che si faceva o si diceva, ma cio` che si era. E ora disap­provava il suo amico, non solo per quello che diceva, ma anche in quello che era. Intanto l’amico intuendo, con uno stato d’inquie­tudine continuo` quella strada quasi come  volesse giustificarsi.

– E` semplice, non capisco. C’e` un motivo cosi` sconvolgente che ti abbia fatto credere che tuo marito e` pazzo? Tutti gli scrittori lo sono un pochino, altrimenti di certo non farebbero questo mestiere, ne convieni?

– Ma cosi` in termini generali, cosa significa?

– Sono i “termini generali” che contribuiscono a sdrammatizzare, a vedere la cosa da un punto di vista meno personale. In questi casi il personale finisce per procurare solo altri guai. Se tu vuoi sfogarti, non credo che io sia la persona adatta. E bada che non parteggio certo per qualcuno,  meno che mai per tuo marito. Avete tutti e due una certa età e in questi casi esperienza mi dice che ci si preoccupa piu` per le ragioni “sragionate” o per interesse.

– Non e` questo il momento per girare a vuoto, prima dici “sfogati”, poi dici “non e` il momento.” Sono contenta che anche tu contraddici te stesso, mio marito e` folle, perche` anche un bambino capirebbe che non puo` correre inseguendo tutto cio` che gli passa dinanzi, tu invece, come credo, stai a misurare persino le parole e finisci per non sapere quello che vuoi. Uomini, ecco, siete cosi` pieni di voi, anzi siete cosi` vuoti, che gonfiate il petto come pavoni addestrati alla ruota.

– Si` e` vero. Siamo dei maschi, la nostra specie e` simile ad altre specie. Di cosa hai paura? Su quale altra filosofia materialista o antropologica dobbiamo contare? Mi spiace per il tuo guaio familiare, basta che non diventi una faida.

– Ecco, hai detto bene, e` una faida. In modo signorile, ma si sta facendo la conta delle azioni, e presto vedrai che mi scalzeranno dal ruolo di amministratrice.

– Questo e` un altro discorso.

– Non e` affatto un altro discorso! Mio marito, la mia amata sorellina, la mia amata nipote, non possono essere altri discorsi. E` difficile separare l’azienda da me, e` come separare una parte del mio corpo.

– Bene, consultati con un avvocato, ma credo che, se c’e` la volonta`, devi considerare tutti gli aspetti, anche quelli positivi.

– E` questo il punto, si gioca con la pedina risolutrice, mio marito e` la pedina, per questo dico che se lo sono “bevuto”.

  Si allontano` dalla poltrona e si avvicino` al como`, prese a levarsi gli anelli. Con non poca inquietudine nei modi, si diresse verso il bagno e, lasciando la porta aperta, senti`, subito dopo una breve pausa, l’amico.

– Che interesse ha a cambiare le cose, pensaci.- Il saggista, liberato dalla presenza dell’editrice, si avvicino` alla finestra e, scostandone le tende, si sporse per guardare in giardino. Non trovo`, con lo sguardo,  subito la figlia, ma cercando intravide un piede oscillare con il moto della sdraio a dondolo. Intui` che doveva essere la figlia e, sedutosi al posto della protagonista, si apprestò ad ascoltare cio` che ella aveva da controbattere.

– E` quello che ti volevo dire. – Disse sbrigativa oltre la porta del bagno, e ricomparve struccata.

– C’e` sempre un buon senso, cio` che mi fa paura e` che la stu­pidità può essere ancora peggiore della pericolosita`, e tu non ne sei immune.- Un poco intimorito dal modo di fare della sua a­mica, prese, con discrezione a osservare il suo viso messo a nu­do.

– Ma che dici? – Seccata e un poco annoiata lo guardo` fisso, resasi conto che era incuriosito dal suo modo d’apparire, senza trucco.

– Se ti fai suggestionare dai fantasmi, figuriamoci quando escono i problemi veri, quando ti trovi dinanzi la figlia di tuo marito.

– Puo` darsi che io abbia paura di qualcos’altro, che di semplici “fantasmi”.- Ella voleva sottolineare che non solo egli non capi­va a cosa lei alludesse, ma si sentiva delusa dal modo retorico, come volesse… Cosi` a lei appariva questo colloquio, un formu­lare delle tesi e delle antitesi.

– Non prendere alla lettera quel che dico. So che, se riduco il problema, nel mio modo di semplificare non vi e` l’assolutismo delle questioni. – Si alzo` dalla poltrona, come volesse fare po­sto alla protagonista. Poi, resosi conto che lo stare in piedi dinanzi a lei gli sembrava “inquietante”, fini` per ritornare se­duto sul letto.- Quattro assi di legno che formano la baracca della tua azienda non possono essere “parte di te” e, se cosi` fosse, puoi sentimentalmente dire addio a te stessa, perche` si finisce sempre per perdere la cosa a cui si tiene di piu`. Auto­distruzione, tu sei cosi`.- Il saggista in qualche modo, aveva anticipato il sentimento della protagonista, e, non volendo esse­re coinvolto emotivamente, aveva voluto di proposito portare il tema della questione dove a lei premeva di piu`, cosi` come lui aveva inteso.

– Ma cosa dici? Non sono stata certo io a credere in me stessa! Ne sono stata obbligata!- Ella voleva chiarire per la prima volta la questione che da tempo l’assillava  dichiarando a se stessa a­pertamente che la sua vocazione non era stata certo quella di di­rigere una casa editrice. Questo, dentro se stessa, non le sem­bro` nuovo, ma anzi credette che, in qualche modo, i fantasmi che affaticavano la sua mente e che la riportavano indietro fino all’adolescenza, ora si andavano ad allineare in uno sfondo, dove ella, in modo figurato, s’immaginava pressati e in modo che non potessero fuggire al suo sopravanzare. “Forse”, ella pensava, “la ragione prende coscienza e distrugge questa stupida nevrosi”. 

– Una maschera vale l’altra, le menzogne diventano parole d’amo­re. Sono stato un cattivello, e ora credo che nessuno debba paga­re se non noi stessi. La tua onnipresenza, l’amalgama dei tuoi interessi, non hanno nulla a che fare con l’anima e il destino. Quello, a nostra insaputa, ci sta già lavorando dentro, e noi gli diamo una mano, tutto qui.- L’amico aveva intuito l’inquietudine e, per una facile analogia, ne fece un’altra ancora piu` facile, sottolineando in modo riduttivo. Era cosciente e stanco di quella conversazione, egli avrebbe desiderato andarsene con sua figlia. Era inquieto per cio` che lei pensava di loro due, chiusi in ca­mera.

– Discipline orientali, estroversioni, giochetti ormai nel manuale giornalistico, a volte non capisco come vuoi comprendere “fatti”. – Era inutile per la protagonista fingere, ed ella poichè, d’altronde, era il suo mestiere saper riconoscere la proiezione, la narrazione artistica, dal “mestiere,” e dal modo in cui il saggista aveva parlato di sua moglie, non voleva essere fraintesa, e allora esplicitamente, come una maestra che corregge il discepolo dall’errore grammaticale per riportarlo nel tempo giusto, socchiudendo gli occhi, si sedette ad ascoltare la rispo­sta dell’amico che, un poco annoiato, rimaneva seduto al bordo del letto, cosi` egli mentre si alzava per guardare ancora fuori in giardino, rispose:

– Alludi a mia moglie?

– Alludo che tu, in un modo o nell’altro, non sei affatto guarito dal caparbio desiderio di distruggerti. Baciando in viaggio di nozze una sconosciuta, come mi hai detto, e poi nel tentativo di ricomporre una situazione che ti e` sfuggita. Non vorrai proiettarmi nulla, vero? – Ella sentiva che, dinanzi a quell’uo­mo, stava arrivando a una vittoria, lo stava costringendo, questo era chiarissimo da come lui si stava comportando, poi invece capì che quell’uomo a lei non interessava e lo considerava un estra­neo, anzi non lo considerava affatto, e si senti` turbata per qualcosa che stava sopraggiungendo. Come quando ella si era imma­ginata poc`anzi dei fantasmi “schiacciati” su una parete e impo­tenti a fuggire, cosi` ora sentiva che qualcuno dei suoi “incubi” riusciva a evadere, ma sentiva che, a causa della sua “incorreg­gibile” vanita`, avrebbe taciuto parte della verità. Appena fini`  questo ragionamento, di nuovo la sua coscienza prese il soprav­vento verso “questi fantasmi” e per ora il pericolo di fuga era scongiurato, erano di nuovo incastrati in fondo alla camera del suo io.

– I movimenti sono quelli, alzo i tacchi e volo via. Preferirei dalla finestra, se tu non hai nulla in contrario. – Si alzo` per guardare fuori ancora. Ella era seduta e stava parlando con un cameriere, cio` lo incuriosi` ancora di piu`.

– Romantico.- La protagonista fece un gran sorriso ironico e l’a­mico, un poco spazientito,  ma con l’atteggiamento di chi com­prendeva, fece un respiro piu` profondo e la guardo`, come se la volesse rimproverare. Egli si senti` un poco geloso nel notare che la figliola sorrideva civettuolamente al cameriere, e pensava ancora a lei quando riprese a criticare l’amica che, sprofondando nella poltrona, si senti` un poco a disagio per il sorriso pater­no di chi la volesse rimproverare.

– No, non credo che tu voglia costruire storie diverse da quelle che finalmente hai iniziato a vedere. Solo che, prima di ricostruire, hai deciso di distruggere. Iniziando da chi? Credo che sia questa la domanda a cui devi rispondere. Questo e` un letto, tu sei seduta su una poltrona.-  Si era accorto dell’atteggiamento della protagonista, come di chi volesse nascondersi all’interno della poltrona, cercando in essa una protezione. Il saggista, volendo rincuorarla, sottolineo` nell’ultima frase, additando il letto e la poltrona, un concetto estraneo alla situazione, volendole indicare di non aver paura, di cercare il coraggio sufficiente. Invece ella si senti` ancora piu` debole e socchiudendo gli occhi e alzandosi disse:

– Che cos’è? Una narrazione freudiana, dov’e` la libido?

– Sei intuitiva, e` per questo che ti salverai, ricordatelo, non certo per i tuoi modi, ma perche` c’e` qualcosa di….- Voleva rincuorarla invece successe che lei si adirò. Ella si era annoia­ta dei continui stillicidi:  l’amico voleva sempre riportarla in un campo dove non vi era altro che lei stessa e voleva sottoli­neare la sua assurda, inutile “corsa” verso una meta idealizzata, e per questo ancora piu` inesistente. Invece, come pensava la protagonista, si stava parlando non solo di lei stessa, ma di questioni che potevano essere facilmente capite, di problemi non affatto esistenziali.

– Progetti, lo so… Progetti sempre progetti, mai fermarsi.

– Non solo “mai fermarsi”. Mai guardarsi allo specchio.

– A cinquant’anni?

– I miei e i tuoi, non fanno una grande differenza, se sei cosi` spiritosamente legata al tuo menàge familiare.

  Cosa volesse intendere ormai per la protagonista era chiaro, ella intui` che il saggista era invidioso per la sua posizione sociale e questo le sembro` ridicolo, quasi come se egli volesse ridurre i termini in semplici valori, come se lui si sentisse in qualche modo escluso da una vita attiva all’interno di chi sa che cosa! Non capiva cosa il saggista, e in questo caso giudico` ri­dicolo il suo atteggiamento, avesse capito in termini di aspetta­tive. Era deluso, questo era il centro del suo discorso a Sabau­dia, ma da qui a convincersi di congiure ai suoi danni… Ella intui` allora che bisognava spiegare le cose, come se l`amico non appartenesse affatto a quel mondo.

– Denaro… Non ne ho mai avuto molto, e` solo che con una grande lente… d’ingrandimento.

– Puo` darsi che gli uomini si interessino a qualcos’altro, durante, nel rimaner distratti.

– Tu sei stato il “primate”. Bella filosofia, in un mondo esterno e in un mondo interno, le stelle vivono. Sono solo frasi che vo­gliono alludere a una dialettica tra mascalzoni…. Io, te siamo due mascalzoni. – Se egli riduceva tutto al mondo pigro, risoluto ed eccessivo, come ella aveva certo capito dagli atteggiamenti discordanti del suo comportamento, allora… come pensava… “Al­lora, bene, finiamo di giocare alle corde, se dobbiamo essere semplicistici, come vuoi tu… Allora ne` interno ne` esterno.”

– Dovrei ironizzare, o moralizzare?

– Ma e` da quando ti ho incontrato che percorri la via crucis del tuo ego da super uomo.

– Si`.

– Le quattro assi di legno che fanno la mia casa editrice, non le ho costruite io. Me le hanno attaccate addosso. Non hai notato intorno al collo il collare?

– Ecco, ora non devi fare piu` la guardia, tutto qui. Lascia che le cose accadano e si aggiustino. Altrimenti costruisci un moto di inerzia che scende come un fiocco di neve e si trasforma in una valanga, e non credo tu possa dire che il destino si chiama “inverno”. – Il saggista sarebbe stato contento semplicemente se si fosse parlato, invece i  discorsi erano pieni di psicologie, giochetti, tranelli… Era stanco, non credeva che si potesse andare avanti in questo modo e, soprattutto, non voleva piu` parlare serenamente o aprirsi o capire e cercare di appianare il discorso che ella invece cercava sempre di far divenire paranoico, senza quelle tesi che potessero sostenerne la logica. Pensava che l’ego della sua amica era cosi` pieno ed era lei cosi` volutamente intelligente, che avrebbe infastidito l’anima piu` semplice e predisposta al dialogo. Era stanco, voleva ora correre da sua figlia, ma capi` che, dinanzi a lui, non vi era solo una vecchia compagna di scuola, ma vi era soprattutto una editrice, ed egli non era venuto a Capri per sostenere la tesi delle congetture letterarie, ma per cercare di trovare altro lavoro, per se` e per la sua famiglia. Si guardo` i polsi della camicia, un poco logori, si sistemo` la cravatta e si sedette, quasi volendo dire qualcos’altro e cercando di dimenticare la compagna di studi per iniziare a vedere una persona che gli a­vrebbe potuto dare del lavoro. 

– Gia` sento che, con l’autunno, mio marito iniziera` di nuovo a scrivere. Credo che non concludera` nulla, sara` troppo preso a girare per le campagne, gia` e` diretto in Svizzera, con la “figlia”, e l’amante.

– E` gia` qualcosa.

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