Capri venticinquesima parte

di aeroporto2

– Pensi che sia qualcosa? Credo invece che saranno solo comunica­zioni folli, dove ne` io, ne` alcuna persona sensata potrà mai capire di cosa si stia parlando. Mi spiego meglio: ho da farti leggere, se hai pazienza no anzi, lo voglio leggere io, in modo che tu capisca  il mio stato d’animo. Poi tu potrai giudicare di cosa si stia parlando, anche se sono sicura che, oltre alle soli­te stupide supposizioni, come mi vuoi far intendere, c’e` qualcos`altro. Gli errori li lascio al caso, ecco preparati, met­titi comodo e ascolta l’inizio di questo romanzo farsa.

  Apri` la borsa e tiro` fuori dei fogli, si mise gli occhiali e inizio` a leggere.

“Era una donna rispettabile, ricca, tanto da desiderare d’esse­re nata povera. Invece odiava tutto cio` che non stava bene in piedi, o cio` che stava da troppo tempo in piedi. E per quanto potesse disegnare tutto l’alfabeto su un quadro, comprava pure pittori e dolorosamente sfruttava il talento. Al largo, perche` era davvero al largo, con niente, piu` dietro, arrotolava dietro di se` pezzi di biglietti di banca e seguivano come squali amici, che ridevano alzandosi in piedi, e amiche che trovavano, cercando il volto caduto in rovina, un qualsiasi pretesto per cadere in ridicole farse. Per quanto di lei tutto fosse solo costruito ed imitato fino all’esasperazione, rimaneva capace di fissarsi inde­terminatamente per qualcosa che nulla avrebbe cambiato lo stato delle cose, il concetto era: se esiste un universo maschile e con esso ci si deve confrontare, allora la contemplazione e la per­fetta esecuzione di un sorriso valgono di piu` di un buon avvoca­to. Ma l’infinito insaziabile bruciava dentro, lasciando spacca­ture e faide, e lascio` lo stato delle cose in una incertezza in­fantile, e l’isterismo guadagno` una immagine che risulto` pagan­te. Come surrealismo tutti credettero che il paradossale fosse un unico esemplare concentrato nella linea di condotta. Cosi` rag­giunse la piu` ingenua delle segretarie, costringendo tutti a non riconoscersi che in una edizione della stessa casa editrice. E vagando per i corridoi si poteva ascoltare una nenia di cordiale e frustrante atteggiamento, una simpatica piovra.

  Avvolgendo tutto e tutti, si ritiro` nel marito, credendo di potersi perdere nella confusione aristocratica del suo cervello. Fece silenziosamente scivolare gli altri e si trovo` a fronteggiare la prima montagna della sua vita. Un cosmo oltre il quale si prometteva di potersi arrampicare lasciando ben piantati chiodi di sostenimento. Fu un’operazione semplicissima e duro` pochissimo. E mentre tutti i quadri comprati diventavano un in­terminabile “giudizio universale” il suo cervello si apriva come una pinacoteca: il biglietto si sarebbe dovuto pagare all’uscita. E come ostaggi di un mondo che non era parte di nessuno (neppure per lei), si rimaneva tutti in un pacifico silenzio, con i muri dipinti di bianco da poco, e con i cartellini con su scritti i nomi. E nuotando in una crociera tutta sul filo, navigando con abbastanza fiato da poter attraversare ogni mare, potendo saluta­re e ridere, aspettando che il padre potesse tornare da dove era seppellito, torno` indietro, lasciando dietro se` una scia di bollicine, dorate ed argentee, che nulla avevano a che fare con il racconto che stava per leggere. Il dovere ed il fare lasciava­no pero`, dietro di lei, un’aria di aristocratico atteggiamento che si poteva credere un po` barocco. Quel tanto che impressiona per essere rimasti sufficientemente fermi, e per essere suffi­cientemente consapevoli, ed essere indubbiamente intelligenti, ed essere indubbiamente presi da dubbi. Quel tanto che basta per credere all’innocenza. Ma quest`ultima cosa faceva parte del cor­redo che aveva bruciato il giorno dopo essere arrivata a casa, girando per le stanze vuote, attacco` il primo quadro in quella casa che non fu mai una casa. Lo mise in cucina e, facendogli una fotografia vicino al quadro, lo bacio` e girando la schiena la­scio` la macchina fotografica, il marito ed il quadro. La macchi­na fotografica di Ernst Leitz Wetzlar si ruppe, la tendina di se­ta si blocco` definitivamente, rimase la fotografia di lui, il quadro e la luce filtrare attraverso la finestra. Cosi` quella casa che non fu mai una casa, divenne un’ammasso di rottami me­tallici, “sculture” e tele, da dove, e quasi sempre, il collezio­nismo era: “un asino su sfondo viola”. Raccolse il primo pittore di quell’anno e lo indusse a dipingere. Lo raccolse letteralmente perche` barbone dipingeva per strada su dei cartoni. Il marito non faceva parte ne` delle sculture, ne` degli asini dipinti su sfondo viola in tonalita` differenti. Quello che si sarebbe fat­to, si sarebbe fatto con naturalezza e nessuno spirito di sacri­ficio. Un fucile automatico, caricato con la sequenza di un proiettile tracciante, ed uno incamiciato d’acciaio, “full metal Jacket”, davano sufficientemente sicurezza. Il primo lasciava una scia rossa al fosforo, il secondo perforava a duecento metri una qualsiasi corazza, e le sculture, i rottami metallici erano l’in­dice proporzionale di una pallottola ad alta penetrazione. Cosi`, misurando il destino, con la sicurezza d’inventare proporzioni, punti di comunioni, si chino` attraverso quello che sarebbe stata la sua anima:  

   L’astro cadendo ebro

   Confinato tra spazi

   Cosi` precisi

   Taciturni

   Ora possa, conficcato

   Spegnersi e riapparire

   Brillando nel tuo petto.

 

                                         2

 

– Accendi la tele?

– Vai a sentirla di sopra.

 

                               

                                        3

 

  Era una casa a due piani e di fronte c’era la spiaggia ed oltre la spiaggia il mare. La stagione era quella autunnale: marito e moglie erano li`.

                               

                                        4

 

 Prese per il collo la bottiglia della speranza, ma nessuno gli aveva detto cosa succede per arrivare al fondo, nessuno, tranne lei e nessun libro, gli aveva detto cosa succede. Succedeva tutto velocemente, succedeva tutto velocemente, cosi` veloce che il tutto bisognava dilatarlo e dilatandolo immagini e immagini spa­rivano. Una bomba ad orologeria, e lui era seduto.

   Luna piena sui campi

   Alta

   Ruvido e` il tronco del tiglio

   Foglie

   Come fantasmi d’uccelli

   Una

   Caduta

   Argenteo rumoroso pieno.

   

                                        5

 

  In un affollato, ben organizzato ricevimento, specchiandosi in un vassoio d’argento trovo` il coraggio:

– Hai scritto oggi?

– Ho scritto tutto quello che sapevo sul tuo conto, su come ti ubriachi e su come fai all’amore ubriacandoti di tutto cio` che si possa avere semplicemente con la paura.

– Mi fai pena.

– Quando avro` finito.

 

                               

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