Capri ventiseiesima parte

di aeroporto2

 

                                                    6

Fiumi di parole sono state stupide metafore ed un linguaggio nuovo lo e` solo se esiste. E non esiste nulla, perche` nulla si trasforma in alcool. E nulla scrivo, anche domani, di quello che succedera`. Ognuno di noi dovrebbe ricordarsi di saper scrivere e scrivere e dire.

   Madre sopra ogni cosa

   Padre per sempre.

 

                                        7

 

  Rana

  Lago

  Monte

  Cerchi

 

  La festa e` finita e ora se ne vanno.

– Chiudi le persiane.

– Lascia la chiave sotto il vaso”.

 

  Finito di leggere, la protagonista diede i fogli all’amico. E­gli li lasciò sul letto e, guardando la protagonista, le fece un segno interrogativo, non sapendo cosa dovesse dire o meglio non volendo anticipare nessun commento. Disse solo, alzandosi, che era suggestivo. Ella lo guardo` chiedendosi cosa significasse il termine suggestivo. “Non capisco cosa vuole intendere, dove e` la suggestione, se contiene parte della verita` o e` solo qualcosa che non e` verita`, e` la menzogna piu` sconvolgente, e` diffama­re me e…”

– Posso continuare a leggere? – Domando` l’amico, e sorridendole prese i fogli e continuo` a leggere. Egli leggeva:

 

                               

                                        “8

 

  Il marito era (sono) un uomo senza importanza, non era eccessi­vamente brillante, non intelligente tecnicamente, un poco fanfa­rone, per nulla puntuale, distratto dalla nascita, di una bellez­za normale, non era pero` brutto. Sensibile, estroverso nelle lettere, assetato di verita`, impaurito e stanco, insofferente, cinico, risoluto, dittatore, paziente. Cosi` facile da confondere come un semplice lirico.

  “Piccola speranza, dove sei? Sei stata sulla luna e ti sei specchiata in questo stagno. E` buio e profondo, ma non ho paura dell’argento ne` delle ossa, ne` del fuoco che taglia la notte. Mi sono comprato un nuovo mantello e, come un cane, sono andato nell’acqua. Una rana mi ha dato la bussola e un serpe e` stata la mia spada. Quando tutto era fuoco e tutto e` finito, sono rimasto ancora tra la brace e poi mi sono addormentato zuppo di lagrime. Ecco dove sono stato, tu credi a questa erba, tu hai capito questa chiesa, hai raccolto, quando sei venuta da me, i sassi che ti ho lanciato. Sono cose che pesano, eppure non credevo di trovarti tra le cose, dopo cosi` tanto tempo.”

– Scrivi?

– Tu che dici?

– Dico che vado a dormire.

– Portami una coperta, rimango tutta la notte a lavorare, domani se puoi, vai dall’idraulico.

– E dove vuoi che lo trovi di domenica?

– A casa.

 

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– E` cosi` fredda l’acqua.

– Allora non vuoi fare il bagno?

 

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  La morte ha un occhio solo, una sola mano e un solo piede. E` spessa e dura all’inizio, rimane lontana e distante dopo, non ti accorgi se sei entrato o no. Sai che ha un occhio solo e una forte presa. La morte ha bisogno di un fazzoletto e del cuore, non vuole i tuoi occhi, non sa cosa farne.

 

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– Poso il plaid sul divano, vuoi del latte caldo?

– Sì, sei gentile.

– Sono tua moglie.

 

  Risento, a volte, lo stesso odore dell’asilo, dopo tanto lo ritrovo, mi giro e trovo lo stanzone bianco prima della merenda. Mi viene il panico. Mi nascondo in un angolino ed una suorina mi scarta la merendina, dentro il cestino rimane la carta ben piegata e con ancora bricioline di pane. Le conto una ad una, le metto in fila come sassolini sulla spiaggia, e vado via lasciando le mollichine. Mi vedo vicino all’angolo della stanza, con la merendina, mentre una suora dice: “Tutti a dormire”. Prima di andarmene mi avvicino alle mollichine e le tocco senza spostarle. Ed ora, mentre sfoglio cio` che ho scritto, tra le pagine sento l’odore della merenda e conto le frasi come piccole mollichine. Senza spostarle.

 

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  Dove vuoi arrivare? Non ti capisco. Ho preso un sentiero scuro, cammino e mi guardo attorno; dove stiamo andando? Dove mi vuoi condurre? Ti ho visto seduta quando eri bambina, sotto la quercia. C’erano due stradine, quando mi sono voltato leggevi. Ti ho chiamato ma non mi hai risposto. Perche` sei fuggita quando ti ho cercato?

 

– Sono cosi` stanca, vado a dormire. Il latte non e` bollente.

 

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  Ma dove? Eppure c’e` la verita`, ma quale, e per quanto tempo riesco a trattenerla? E` cosi` faticoso, e` cosi` faticoso… L’acqua e`un ruscello ed i fiori sono gatti sui tetti. Ti volti come un albero nella tempesta. Cosi` distante, cosi` delicata, ma chi sei tu veramente?… Madre, ti posso riconoscere così? Ho piccole fotografie, spiccioli che si stanno perdendo. Cosa vuoi dirmi?

 

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  Le tue pallottole, come un sorriso. Pensa, sei come un cane all’alba, affamato. Solo, con un orizzonte ampio, e sono rimasti in pochi. Chiudi gli occhi e ti accorgerai del cortile. Apri le serrande, e` gia` alto il sole. Ti sei accucciato come un barbone, solo con il tuo fiasco di morte. Apri il cuore al silenzio e gioca con la tua coda. Mentre senti la luce dentro te. Aspetta senza paura. Verro` e non avro` solo i tuoi occhi, cane. Avro` il tuo sorriso. E presto non vorrai piu` volare, come facevi. Ma rimarrai cosi`, come quando ti cullavo tra le braccia. Nel molle silenzio della morte.

 

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  Era una giornata bella e fresca, lei sembrava che non avesse nulla a che fare con se stessa, splendida stava seduta dinanzi al tavolo.

Il marito sentiva d`essere ben riposato, aveva in mano una canna da pesca. L’animo era fresco come da giovane. Non era interessato al mare ma al volto splendido ed ancora giovane della moglie.

   In barca con i vermi a pagliolo, scivolava lentamente con il mare piatto ed il sole velato. Non c’era nessuno sulla spiaggia, neppure a quella distanza, lontano vedeva nulla.

 

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  Alla sera era felice per la pesca, poca roba, ma era felice per essersi scottato a fine estate, non sentiva dolore, ma solo gli tirava un poco la pelle. Ceno` con la moglie e non litigarono, non sembravano neppure loro stessi, avevano smaltito il rancore del giorno prima. Gli piaceva il vino bianco e gelato e gli piaceva il fatto che la moglie non avesse bevuto. Il gatto, dopo molto tempo, venne a fargli visita, mangio` le teste, ed il resto in terra sotto il tavolo. Stettero in silenzio fino al sorgere della luna. Un topo salto` fuori da un cespuglio, il gatto lo guardo`, ma non fece nulla”.

 

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