Capri ventisettesima parte

di aeroporto2

 

 Il saggista rimase perplesso: intendeva cio` che aveva appena letto, come degli appunti, ma nello stesso tempo come qualcosa di ben definito. Anch’egli dopo aver letto si senti` a disagio. Nel concentrarsi sentiva un senso di vuoto frustrante, sentiva cio` che aveva letto come una continua distruzione verso qualcosa. Si domandava: “Andava rigettato tutto cio` che aveva letto? O parte dello stile era la riflessione su una apertura, che dopo ci sa­rebbe stata?” Mentre formulava queste parole e, distrattamente, con lo sguardo scivolava tra i fogli, senti` l’amica domandargli?

– Allora?

– Non so che dirti, sono rimasto colpito, si`, tutto sommato non penso a un agguato, non penso che voglia volutamente sconfigger­ti, o annullarti, credo che stia lavorando su piu` piani, come se volesse intrecciare due discorsi narrativi, e come al solito av­viene che l’uno e l’altro si distruggono per arrivare a un dialo­go statico. Queste forze che si attraggono e si respingono, ossia fisicamente, te e tuo marito, partono dalla descrizione tua e do­po, cosi` come appare, arrivano alla sua. Vi e` consapevolmente un disimpegno di ruoli:

                                        Rana

                                        Lago

                                        Monte

                                        Cerchi.

Ti affiora questa domanda: egli, nell’allontanare morbosamente la parte evocativa poi la chiama a se`, cosi`, in modo rapido, tea­trale, quasi contraddittorio, che non puoi che allarmarti, e in­nervosendoti senti il bisogno di allontanarti. Vi e` l’incompiu­to, l’errore, la voluminosa espressione del fragore che si strin­ge in un impossibile silenzio: Luna piena sui campi/ Alta/ Ruvido e` il tronco del tiglio/ Foglie/ Come fantasmi d’uccelli/ Una/ Caduta/ Argenteo rumoroso pieno.

  Cosi` non posso fare altro: scorrere nella curiosa, razionale, determinante critica estetica, ricordandoci, nel secolo della psicanalisi, che termini, simboli, devono, prima ancora che analizzati, essere chiariti a noi stessi. D`altronde per competere con uno psichiatra, come un lettore distratto, ingolo­sito dalla suggestionabilità delle letture, non possono fare al­tro che creare ancora un altro “caso”. Se dovessimo incontrarci con l’associazione invenzione Junghiana dell’inconscio colletti­vo, o credere solamente e riduttivamente nella teoria freoudiana, non avremmo che discutere sui principi di noi stessi. L`arte, o meglio gli elementi di derivazione artistici, parlo tout court della psicopatia, possono far nascere degli equivoci. Preferiamo l’analisi di volonta` di potenza di Adler? A ogni modo il percor­so organizzativo di un editore e`, a mio avviso, una mano tesa al “mercato” e l’altra dentro il proprio essere a scrutare la possi­bile  mediazione dell’estetismo medio. Non sta a me decidere se sia opportuno far finta che non esista la psicanalisi, ma quando mi trovo dinanzi a degli enunciati, dei versi o delle “chiacchie­rate”, certo non posso che essere attratto io stesso dal pastic­cione che sono. Come disse Jung, con buon senso: “L’arte nella sua essenza non e` una scienza, e la scienza nella sua essenza non e` arte, percio` questi due domini spirituali hanno un loro proprio territorio riservato. Se noi quindi vogliamo parlare dei rapporti tra psicologia e arte, dobbiamo occuparci solamente di quella parte dell’arte che puo`, senza soprusi, essere sottopo­sta a un simile esame”. Certo non sono in grado di sottoporre psicologicamente, in modo attendibile, ne` ciò che di sfuggita ho letto di tuo marito, nè Seneca, né  Cicerone. Ma posso parla­re, innanzi tutto, del sospetto che si possa strumentalizzare il tutto secondo la propria tendenza psicologica. In ognuno di noi un mondo personale (solo personale?) si muove costruendo effica­cemente quelle barriere che portano all’introspezione, ma se, ad esempio, vi e` introspezione e quindi caduta in una vista pura­mente personale. Non voglio ricordarti il saggio dal punto di vi­sta artistico illuminante di Jung “la libido, simboli e trasfor­mazioni” ma se per me e` illuminante per le teorie simboliche e il riconoscimento di queste da un punto di vista suggestivo per l’immensità del lavoro che certamente ha degli echi sorprendenti, non posso fare altro che ascoltare anche, e non solo, il punto di vista. Ma quale? Io credo nella poesia, anche se credo che quest’ultima non e` solo versi e associazioni piu` o meno com­prensibili, ma e` sicuramente fonte di un chiarimento personale, quando e` vera poesia. L’universalita` non e` un principio, ma e` il caso di una mediazione e dell’effetto dei tempi. Cio` che era valido cinquemila anni fa, forse psicologicamente non lo e` oggi. Ma lo strumento, la poesia, rimane costante con quella domanda che ognuno di noi davanti ad Archiloco o ad altri ci poniamo, nella misura del nostro vivere giornaliero. Perche` se mi parli di follie, cio` che sono follie si possono tradurre certo in ne­vrosi, proiezioni, transfert, ma non solo in questo. Le banali­ta`, con cui io ti sto ancora una volta annoiando, hanno come principio il fatto che io ti sto parlando, cercando di farti ca­pire che si tratta di altro, o almeno non si tratta solo di te, o di noi. Ma se vi sì puo` scorgere una transfert, te madre… “Co­si` distante, cosi` delicata, ma chi sei tu veramente?… Madre ti posso riconoscere così?” Non posso certo sapere se cio` e` in­tenzionale, o un processo “artistico.” Per quel che riguarda an­che i simboli, cosi` chiari psicologicamente, sono chiari perche` sono solamente statici e rimangono sempre legati a una introspe­zione? O rappresentano il viaggio del nostro eroe? Prima di cade­re in farse, che altrimenti sarebbero solo nostre proiezioni ne­vrotiche, dobbiamo credere solo a cosa? E` questa la tua domanda? Mi hai parlato intenzionalmente l’altra volta a Sabaudia, anche se poi sono stato io, che potrei benissimo essere il transfert di tuo marito, oppure essere tuo padre. E` indicativo come nella presentazione egli ha affermato che la protagonista nuotando (mare) aspettava il ritorno del padre, da dove era seppellito. A chi si riferiva, “a tuo padre” o a un transfert, dove vedevi in lui suo padre? Ma cosa cambia? Non cambia nulla. Se non vi e` un chiari­mento. E questo bisogna leggerlo dentro di noi stessi. La frittata sì puo` girare in ogni modo. Bisogna vedere se e` buona oppure e` da dare alla spazzatura. La rottura che mi hai indicato, il tuo desiderio, il costruirti le tue sicurezze psicologiche nella casa editrice, casa editrice che tu gestisci, cosa mi fa credere? Al­lora bisogna cambiare i nostri nomi e chiamarci diversamente per quelli che siamo. Io credo che gli uomini hanno solo l’umanità, e in questa bisogna confrontarci. Cosi` Cristianita`, illuminazio­ne, non sono che parte di una sola unita`. Dovremmo cercare di trovare, in un artista, la chiave di questo chiarimento. Ma credo che non si possa parlare solo di quel circolo voltato verso o­vest, o verso est. L’incontro non e` solo il superamento delle proprie nevrosi o almeno non solo, non e` il fanatismo religioso. E qui ti ricordo cio` che ho già detto nella conferenza a propo­sito di Tolstoj e delle sue letture. Tolstoj non era un uomo psi­cologicamente colto? Non aveva elementi per rispondere? Ti ricordi il brano che ho letto di Anna Karenina, quando il fratel­lo di Levin disse: “Questa questione non abbiamo ancora diritto di risolverla…” In questa frase si può riscontrare che noi non abbiamo ancora elementi per risolvere, o almeno li abbiamo per risolverla unilateralmente. E non li avremo mai, se è solo ridut­tivamente. Certo non si possono dimenticare gli innegabili van­taggi della psicanalisi, ma hanno portato dove? L’umanità sara` salvata da chi? C`e mai stato bisogno di salvezza? E cosa ci sa­ra` tra duemila anni se non l’uomo cosciente del proprio essere, nel limite della propria umanita`? Noi non creiamo nulla, se non movimenti umani atti a fluttuare per esigenze (solo personali?). Ma quali sono le esigenze? Il solo istinto? Il simbolo? O volgar­mente il solo segnale? Che secondo me e` abbrutimento puramente ideologico. Gli elementi di un essere umano devono essere compa­rati con la totalita`, ancora oggi, certo utopica della compara­zione della nostra cultura. La mente umana e` capace, e non solo nei circoli universitari, di evolversi per un bisogno di comuni­care. Di trovare la certezza a una verita` possibile. E la ricer­ca della verita` costa molte anime, molte psicosi. Molti falli­menti artistici. E` ciò che ho detto con superficialita`, anche questo sa di parte. Potrei essere io stesso sacrificato a un pro­babile transfert con l’opera di tuo marito, e il denunciarlo, portarlo alla coscienza, non e` certo il modo verso la chiarezza. Capisco che quel che dico e` contraddittorio, quasi direi vi­gliaccamente riduttivo. Ma se non assaporiamo i dubbi, non avremo la benche` minima “rinascita.” Cio` che tuo marito e`, non ha nulla a che fare con cio` che oggettivamente produce nelle  tue sensazioni.  Come diceva Seneca “Dio e` dentro di noi”. Sentimen­talmente non sono d’accordo di voler giudicare con quel metro. Cio` che l’animo produce, anche di mediocre, come gli scritti di tuo marito…

– Intendiamoci- lo interruppe la protagonista.- Farsi una idea e mordersi la coda, fare un passetto indietro e poi dire siamo tut­ti amici ma si`, quest’e` il resoconto di un essere spregevole. Al di là di tutte le verita`, si tratta di svolgere dei ruoli, e non di nascondersi dietro chi sa cosa. Voi uomini rimarrete dei bambini, degli incapaci ad affrontare con distacco la benche` mi­nima situazione. Se di confidenze, tu ne fai un calderone dove ci condisci tutto, non ti rendi conto che disturbi mentali, inquie­tudini personali, chiamali come ti pare, devono trovare una fine? Altrimenti non ha senso vivere. Non e` che, dicendoti quel che ti ho detto, ti ho dato il permesso di dire mezze verità; facendo degli enunciati letterari, anche mal citati. Se vuoi aver ragione io te la do. Ma sciorinarmi venti minuti di significati, di veri­ta` fondamentali, anche questo allora ha un valore se tu mi parli non come amica, ma come editrice. Mi hai sciorinato insignifica­tamente una teoria che sta per la strada di mezzo. In breve, mi fai un saltello indietro e poi dici laconicamente che e` meglio separare noi stessi dai nostri problemi. Ma che dici? Ti rendi conto che non si possono chiarire le questioni con la faccia to­sta che hai?                          

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