Corvatsch ventottesima parte

di aeroporto2

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 Il Corvatsch e` un monte alto piu` di seimila piedi. In cima a esso non e` stata trovata nessuna carcassa di leopardo a diffe­renza del Chilimangiaro alto quasi dodicimila piedi, dove nessuno ha saputo spiegare che cosa cercasse un leopardo a quell’altitu­dine. Ai piedi del monte Corvatsch in Engadina c’e` una targa in ottone presso un sentiero che parte da Sils-Maria, in memoria di Friedrich Nietzsche che, come in una folgorazione, nell’agosto del milleottocentottantuno, ebbe l’idea di Zarathustra, “6000 piedi al di la` dell’uomo e del tempo”. Così, nella parte terza, a fronte, egli scriveva:“voi guardate verso l’alto, quando cerca­te elevazione. E io guardo in basso, perche` sono elevato. Chi di voi e` capace di ridere e, insieme, di essere elevato? Chi sale sulle vette dei monti piu` alti, ride di tutte le tragedie, finte e vere”.

 

– Di bello e che non provo nessun rancore.  – Disse il protagoni­sta seduto su una panchina di legno, a fianco c’era la sorella della protagonista.

 – Questo lago cambia cosi` freneticamente di colore. Guarda sotto quel ponticello oltre quel ruscelletto argentato, guarda come cambia colore.

– Ho scritto un brano di preparazione per il romanzo e questo non certo inconsapevolmente. Ora mi viene  giudicato, mi viene appic­cicato addosso. E si costruisce pretestuosamente un’indagine ana­litica, dove c’e` soltanto quel che si vuole vedere. Concludo che sforzandomi di comprendere alla fine ho deciso che non devo a nessuno spiegazioni “artistiche.” Semmai umane, questo sì. Ma personalissime, non simboliche come mi accreditano solo per in­tendere quel che vogliono intendere. Un percorso artistico e` una cosa, quel che sono e` un’altra. La sfera psicotica, “l`inferno arcaico” e un po` folle, e` solo “l’overture” a quel che sara` il mio lavoro a questo romanzo che sto scrivendo. L’incontro con la follia, il bagno irriconoscibile con un mondo visto con le lenti di un caos infantile e pauroso. Poi piano alla volta io stesso, come protagonista del mio romanzo, metto a nudo una verita` scon­certante. Ma questo fa parte della preparazione al lavoro, non e` proiezione, cosi` assaggio dentro me stesso il mondo del mio as­sociarmi con il vuoto di un universo forse a me caro, e trovo, all’interno di questo mondo, le contraddizioni del mio desiderio artistico. Ma solo cosi`, cioe` operando prima di mettermi all’o­pera, posso trovare quel distacco che mi fa avere quella visione globale dell’opera che ho da compiere. Non andare a “tentoni nel buio di me stesso”, come mia moglie continua a parafrasarmi. E trovo ignobile questo comportamento, il voler continuamente ana­lizzare cio` che scrivo. Con la paura di chi sa cosa? Meglio met­terci un taglio. I figli sono grandi e sono stanco di essere giu­dicato prima ancora di aver iniziato una qualsiasi opera! Poi un romanzo e` un romanzo, mica appartiene a qualcuno! Perche` mai voler cercare, prima ancora di iniziare a scriverlo, un modo di voler intenderlo e cercare a soggetto un pretesto per portarlo “nella giusta via.” Ho finito con lo sfogo remoto. Inizio, con quello odierno se vuoi.

– Ah sì? … 

– Gia`.

– Vogliamo farci una passeggiata e arrivare a Sils-Maria? Voglio prendermi una cioccolata.

– Eleonora ti ha detto cosa siamo stati a fare in campagna?

– No, cosa avete fatto?

– Ho comprato altra terra, quella confinante che in parte affittavamo. La terra e` di Eleonora. Vorro` certo fare chiarezza a tempo debito.

  Mentre percorrevano lo stretto vialetto che costeggiava il la­go, il protagonista, dentro sè ripeteva “fare chiarezza”, e  nel­lo stesso tempo osservava la sorella della moglie che si appre­stava a scavalcare un tronco, per addentrarsi in una radura, dove un rigagnolo d’acqua, cascando sopra una pietra, aveva formato tutt’attorno del muschio, e sopra quest’ultimo era nata altra ve­getazione dallo stelo lungo e fino, che non sapeva di quale qua­lita` si trattasse; a tratti, passando dal folto della vegetazio­ne, un raggio di sole illuminava, formando uno “strano riflesso”, parte di una roccia messa a nudo. Alzo` lo sguardo abbandonando per un attimo la compagna e vide che dietro un costone, alto qua­si quattro metri, che formava evidentemente la cintura della ra­dura, il sole faceva capolino in una fessura quasi circolare, in­crinando cosi` lo spazio e tagliandolo idealmente in due. E quasi per una curiosa sorte, il rigagnolo d’acqua sembrava seguire quell’idea, accompagnato da un leggero solco nella terra intrec­ciata con radici e pietre levigate, fin’oltre la piccola radura, seguendo in terra cio` che per forzatura il sole seguiva in aria, finendo cosi`nella riflessione sopra la roccia spoglia.

“Fare chiarezza”, ora di fronte a quella frase che aveva un significato pratico, spiegare a tutti i parenti quali fossero le proprie ragioni, il fenomeno naturale aveva qualcosa d’inquietante. Infatti, spesso si era accorto che, quando ripete­va frasi che dentro sè potevano suscitargli un’eco, quasi imba­razzante, subito dinanzi a lui apparivano, con maggiore impres­sione, fenomeni e sensazioni che di solito egli, distratto dal solo pensare, perdeva. Il caso voleva che dinanzi a lui le frasi ripetute, a volte ironicamente, altre volte per un preciso biso­gno interiore, si riflettessero in situazioni che egli poteva as­sociare all’ambiente circostante. E questo era per lui non solo stupefacente, interiormente, ma era come se tutto cio` fosse sta­to preparato da una condizione spirituale.

  Osservando la terra, le pietre, come quasi si aggrappassero assieme alle radici in un unico discendente tappeto verso il lago, associo` il modo di vita semplice, di quando lui, nel periodo dopo la morte della figlia piccina, s’era messo a fare il contadino. E pure con il tormento nel cuore, tagliare i tronchi morti con le radici profonde nella terra, portar via i sassi, spostare grandi quantità di terriccio, l’avevano,  a poco a poco nel tempo, mutato. Cosi` dinanzi a lui comparvero questi versi di molti anni addietro:  

 “Orbite vuote

  D’eccentrici

  come l’universo

  freddo di morte

  con l’amaro in bocca

  di chi muore sdraiato

  a terra. Sapendo del vuoto

  che aperto il sipario, trovera`

  pareti bianche come quelle sognate di casa”.

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