Corvatsch trentaduesima parte

di aeroporto2

Dopo la doccia, si immersero nell’acqua fredda, poi uscirono e si asciugarono. Il padre si infilo` un paio di pantaloni comodi e disse:

– Benche` gli atteggiamenti infantili vengano considerati con di­sappunto in arte, nel commentare un romanzo o un’opera pittorica, nel particolare, una data scena o un capitolo, si puo` riconosce­re tale atteggiamento come uno stile. La riflessione sullo stile, cosi` come puo` essere capita e sentita da un “consumatore”, e` ingannevole. Per un artista rimane solo il mezzo piu` rapido per incidere ancora di piu` su cio` che si vuole comunicare. L’arte e` comunicazione di sentimenti religiosi. Tanto questi sono au­tentici e veri, tanto questa e` piu` alta. Nessun uomo di mente ha formule preesistenti, e nessuna critica puo` comprendere ap­pieno un’opera d’arte. Essa vive di vita propria, cosi` i perso­naggi, a volte, voltano le spalle all’autore e (come dei bambini) vanno per la propria strada. E temo che, io della mia vita, ne ab­bia fatto un romanzo. Sono stato a scrivere non solo questo capi­tolo, o quella frase, ma ho invischiato tutti voi. Trascinandovi come personaggi inconsapevoli. E questo e` quello che mi fa            più schifo. Tu, oggi sei venuto a malincuore e io ho creduto che eri il solito ragazzetto che mi ricordavo che tu fossi. Non ci siamo frequentati molto noi due.

– Guarda che io sono andato via, tu non c’entri affatto. E tutte le stronzate sui personaggi, per mio conto, non sono valse mai. Tu credi sempre d’essere al centro di tutte le disgrazie, sei un tantino egocentrico. Tutto qui.

– Sì, anche questo e` vero, credo che tu abbia fatto bene ad an­dare via.

– Ho una moglie.

– Quali sono i tuoi progetti?

– Voglio il bosco e la terra che mi appartiene.

– Il bosco e` di tua sorella, compralo da lei, e` suo.

– La mamma dice che hai intenzione di diventare pazzo, o meglio lei dice che lo sei gia`, io penso che tu non lo sia, almeno che tu non lo voglia.

– La mamma non ha capito che tutto e` finito. L’arte non esiste, esistono la pubblicita` e le menzogne, ci vorranno decenni per capire quello che da anni io vado dicendo. La letteratura non e­siste, esiste il mercato e al mercato si compra e si vende. Cosi` la mamma si e` buttata nella casa editrice credendo di “essere”, poi ha capito che non poteva essere un’immobile e in un certo senso ha iniziato pure a capire come andavano le cose. Ma ha ri­fiutato se stessa, e per questo imputa a me tutta la sua confu­sione.

– A me piace il lavoro che faccio, mi fa sentire vivo, sto bene e non voglio entrare in giochetti, posso giocare, ma non mi diverto a essere una pedina dei vostri litigi.

– Allora non esserlo.

– Mi fate pena, tu e la mamma… Lei ti ha amato e ti ama, ha amato le tue stravaganze, ha amato tutto di te, e tu l’hai ripagata senza voler nemmeno tentare di capire. Sei stato un bambino, ecco… Pensavi a crescere e non ti sei accorto di nulla. Credo che tutto sommato, se vuoi in onesta` quel che penso, visto che credi a tutto, penso che la persona che ti nuocera` meno, sara` lei, la mamma. E tu ti fidi di tutti, tranne che di lei. Pensi solo a quel che ti fanno vedere, invece di capire a fondo come stanno le cose. Voleva essere solo una buona moglie, e non capiva il perche` dei tuoi continui tradimenti. Sei un uomo che non ha avuto il coraggio di vedere dentro se stesso, hai voluto solo curare tutti i mali del mondo, quando bastava so­lo chinarsi e raccogliere cio` che ti avevano umilmente portato davanti. Quella donna ha fatto tutto per te, e viveva per te, ora dopo una chiacchierata cambi idea e decidi che ti soffocava, che ti rendeva la vita complicata… invece non hai capito e non ca­pirai mai! Andro` da mia moglie e cerchero` di vivere senza tutte le vostre complicazioni, mostruosita` e vigliaccate. Cosa volete insegnare, a chi volete far credere che il mondo può cambiare, se non avete il benchè minimo rispetto per voi stessi. Mi fai pena per la tua paura e credi che io mi possa spaventare del fatto che hai avuto come amante anche sua sorella e che hai una figlia e che per trent’anni non si è potuto parlare di nostra sorella mor­ta in un incidente stradale? Tutto e` stato nascosto, e ti mera­vigli se poi quel che e` successo sia stato solo una partita. E chi sa chi ha mai deciso le regole e il gioco? Credi che tutti questi intrighi da romanzetto abbiano una qualche importanza?

– Ma non comprendi, e non capisci le conseguenze. Dove e` la li­berta`, quando un uomo non e` neppure libero dei propri pensieri. Quando si e` fotocopiati. Ma quali sarebbero gli strumenti per essere giudicati? L’evasione fiscale? Il fatto che abbia qualche centinaio di milioni depositati in banche straniere? Il mio lavo­ro, le leggi, i confini; capisci che, se anche in un diario non si puo` avere il diritto alla propria liberta`, capisci, che se nasce il segreto di qualcosa, e` solo perche` si e` sempre con­trollati, frugati. E perche`? Qual’e` lo scopo? Come puoi farmi un discorso cosi` paterno? Cosi` moralistico? Comprendi che die­tro le cose, ce ne sono altre assai bizzare? Eppure sei stato co­me gli altri, a prenderti la tua parte, senza chiederti cosa sia il sentimento. Sentimentalismo, idealismo, tutto per gli altri, ma per te, visto che non hai avuto un padre? Cosa fa la differenza? Trascorri le tue giornate in campagna, ma grazie a chi? La liberta`, ecco cosa ti ho dato, ti ho fatto capire cosa sia la liberta`, ma sei troppo preso da te, e dalla tua giovane eta` per capire che nel mio silenzio c’era un desiderio incomuni­cabile, e solo con il tempo avresti capito. Ho fatto la mia par­te, avro` sbagliato, ma non ti ho mai misurato, ti ho solleticato nei punti dove potevi reagire, ma mai ho toccato il tuo essere, ti ho detto “coraggio”, ero chilometri da te, ma ero con te. Al­meno questa era la mia intenzione. Cosi` non comprendevo il si­gnificato di cio` che faceva la mamma, e voi vi siete fatti pren­dere da un certo tipo di sentimentalismo, ma che nei miei con­fronti era indifferenza. La mamma mi ha dato indifferenza, e tu hai creduto alla mia, di indifferenza. Non potevo fare a meno di farvi crescere. E oggi, stai scoprendo un lato che ti e` comodo, vuoi ancora solo un padre, e invece voglio farti crescere, sono anche un uomo e vorrei che tu iniziassi a prendere questo come un regalo, un regalo che pochi padri offrono ai figli, e` una ecce­zione, impara a comprendere, e non credere che esistano solo del­le conseguenze, di affetti trovati, o di nuovi entusiasmi. Tu sei un uomo, hai responsabilita` che vanno ben al di là di tutte le menzogne moderne, dentro te stesso c’e` la verita`. Impara a cer­carla e falla tua. Ecco cosa ho da dirti.

– Questo e` un bel discorso, riesco persino a commuovermi, credo che hai dentro di me seminato il dubbio, e quasi mi fai vacilla­re. Ma dentro me c’è una vocina che mi mette in guardia dagli e­nunciati, dai credo moralistici. Parlo come te, sono carne della tua carne, arrivo a deduzioni simili alle tue, la tua voce e` la mia, e cosi` facendo comprendo solo che ancora una volta si sta giocando la tua, di partita. Con le tue necessita` egocentriche. Quel che dici e` verita` ma anche quel che dico io e` verita`. E allora dovremmo stare a prendere parola per parola e decifrare nei piu` meandri significati psicologici. Non ti pare di preten­dere troppo da una generazione cosi` falsamente moderna, come di­ci tu? Mi dilungo, aggiungo avverbi, passo da una parte all’al­tra, ma non capisco e non comprendo il perche` di tutto questo affannarsi, per un qualcosa che non nasce da te ma da mia cugina. E questo che ho detto e` la pura verità. In lei chi hai veduto? Tu che professi tutti i lirismi psicologici, le religioni del no­stro tempo. Cosa hai visto in lei che io non ho potuto vedere? Sei sicuro di poter mantenere tutte le tue promesse? O non ti sembra che oltre all’entusiasmo ci possa essere un vuoto incolma­bile? Mi parli di verita`? Ma sei veramente pronto a capire che oltre te stesso non si puo` proiettare nessuno, neppure i sogni ideali e lirici, neppure nel voler costruire delle verita`, che in sincerita` piacerebbero a tutti, sarebbero il paradiso terre­stre? Ma non comprendi, che oltre potrebbe esserci un baratro sconfinato? Non temi te stesso e la tua capacita` nel fare terra bruciata? Hai mai meditato sul tuo essere e sui tuoi limiti? Cre­di davvero di poter essere simile a Dio? Perche` da come parli sembra che puoi tutto, che sai tutto, che intuisci tutto, ma per far cosa? Dove stai andando? Quali sono le tue intenzioni? Mi hai chiesto di essere un uomo, invece di tuo figlio e rimanere in questa figura che tu ti sei ritagliato. Ed allora quando parli di me e della mamma non capisci che io, che lei, che mia sorella, ci siamo allontanati perche` tu proiettavi le tue verita` che a noi spaventavano, perche` vedevamo te nelle tue contraddizioni. Non saranno state suggestioni, non saranno state inconcludenze, ma tu ti sei sentito minato e cosi` hai deciso di minare noi con atti che sanno dello scellerato, e ancora ti meravigli se noi non con­tinuiamo a comprendere quello che veramente vuoi fare.  

– Un discorsetto un tantino isterico, comunque apprezzo. Compren­do il disagio e sono anche stupefatto. Cosi` voi tutti aspettava­te il “verbo”. Pare che sia stato cosi` importante per voi tutti, che siete rimasti tanto tempo ad aspettare. Capisci, e ora, quale comprensione? Quale significato? Tutta questa corsa se, ripeto, ora sono scellerato? Vi ho turbato? Ho oltrepassato i confini?

– Sei un cinico, e stai a guardare, ma dico hai sentimenti?

– Mi interrompi?

 

 

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