Corvatsch trentaquattresima parte

di aeroporto2

La moglie del figlio del protagonista, pur essendo una conta­dina, piu` giovane del marito di dieci anni, aveva la licenza li­ceale, e da quando aveva quattordici anni, nel pomeriggio, lavo­rava nella tenuta. Il figlio del protagonista, non aveva badato a lei, fino a quando, un giorno la vide molto presto frugare in uf­ficio.L’ufficio era una stanza dietro la vecchia stalla, che era stata ristrutturata con mobilio antico e divani. Cosi` era piu` simile a una sala di un club che a una stalla abitabile. Tappeti antichi erano dove ancora c’erano mangiatoie con gli anelli. Qua­dri costosi, portati dalla madre, erano appesi con noncuranza. In un giorno, quello seguente alla paga, di buon’ora, come era soli­to per lui, trovo` una ragazza nel suo studio e siccome aveva sentito del rumore e pensava che fosse il cane che s’era messo ad aspettarlo all’interno della stanza, ando` diritto e, aprendo l’uscio, trovo` la ragazza china sotto lo scrittoio. Ella non fe­ce caso a lui, gli dava le spalle, e dato che in terra era tutto un tappeto orientale, i passi non li aveva sentiti. Frugando den­tro un cestino prese qualcosa e alzandosi incontro` il viso di lui. Egli, pur riconoscendola, non le disse nulla di quell’intru­sione, e facendo finta di scambiarla per la donna delle pulizie, la rimprovero`dicendole: “Che l’ufficio era sempre sporco e pieno di polvere, le carte non dovevano essere spostate, ma il pavi­mento doveva essere pulito, e i tappeti, dovevano essere sposta­ti, almeno una volta alla settimana.” La ragazza fece per annuire e se né ando`. Cosi`, per giorni, il figlio del proprietario ri­mase con il “tarlo” di quella ragazza.    Egli la conosceva bene, fin da quando l’aveva assunta come lavorante alla vigna; il per­che` di quel comportamento non lo capiva. Cosi` una settimana do­po la mando` a chiamare, con l’intento di licenziarla. 

  Quando ella venne allo studio, trovo` il “figlio del padrone” cosi` era chiamato, seduto su un divano davanti a un quadro. A­spettando era con lo stato d`animo volto a sapere per quale ra­gione ella stava frugando nello studio. La ragazza era rimasta nella sua mente per una settimana, tutto in lui era riportato; vedendola le cose cambiarono.

  La giovane donna subito confesso` di non essere la domestica. Gli spiego` che il giorno prima era andata a firmare per prendere i soldi che il ragioniere aveva preparato. Mentre aspettava il suo turno, teneva in mano un fogliettino con scritto un numero di telefono, poi, quando era arrivato il momento di firmare, aveva sentito che quel numero non le importava piu`, cosi` lo aveva buttato. Per tutta la notte era stata sveglia al pensiero e così; sapendo che l’ufficio era aperto, si era alzata presto, ed era andata a cercare.

“Ho capito” disse.

  Passo` la primavera e tutta l’estate; quando si arrivo` a set­tembre, si erano visti, ma praticamente mai avevano parlato, così in occasione della vendemmia la fece chiamare, e le chiese se ac­cettava di fare da controllore: “Dato che i braccianti che veni­vano stagionalmente erano quasi tutte donne”. 

  L’ultimo giorno della vendemmia, verso sera, si incontrarono in ufficio. Così di fronte a lui si sedette e iniziò a domandargli del raccolto e delle vasche del mosto, poi finendo con tutte le domande che non avevano importanza, si accorse che le piaceva stare nello studio, e le piaceva entrare nella stalla così arre­data, si sentiva a suo agio e le piacevano i quadri e soprattutto come erano disposti. Allora gli domandò se c’era posto per lei in ufficio; visto che molte cose dovevano essere messe in ordine, “per ottimizzare l’azienda”, così come spesso diceva nelle con­versazioni serali quando riordinavano i conti, “le ore di lavoro” e i “carichi di uva”. Il figlio de proprietario accettò.

  Il lunedì successivo, si trovò a lavorare come impiegata. E in giro di un mese prese le funzioni del ragioniere che venne licen­ziato, con grande soddisfazione del “figlio del proprietario”, che lo detestava.

 Gli altri dipendenti non trovarono niente da dire sul fatto che una lavorante, una come loro, era diventata impiegata a tempo pieno, lo ritennero giusto, visto che aveva studiato, anzi erano soddisfatti per il fatto che lei sapeva bene come si svolgeva il lavoro. In effetti, non solo fece i tabulati, dei quali il figlio del proprietario si era tanta invaghito, ma cambiò e ordinò tutte le ore di lavoro e spostò il parsonale, persino cambiando le qua­lifiche.

  Lui rimaneva sempre più tempo in ufficio, leggendo e sottoli­neando ciò che le riviste specializzate avevano di buono sull’ot­timizzazione e sull’economia. Così rimanevano a discutere, e lei per indole, per amore di quiete e tranquillità mai lo contraddi­ceva. Anzi, cercava in ciò che era nuovo e stupefacente qualcosa di divertente da dire, senza che potesse sembrare stupida o vuota agli occhi del “figlio del proprietario”.

Annunci