Sigiriya quarantesima parte

di aeroporto2

  Il pittore tornato al Circeo si sedette dinanzi alla terrazza, dove poteva vedere il mare. Aveva svolto a Roma certi lavori che sempre lo intristivano quando ormai la bella stagione stava per finire.   

Prese una lettera che era nella tasca, fece scivolare i piedi davanti e tiro` da un lato verso se` la sedia, stese i piedi ma un cuscino con un piega lo infastidiva. Si alzo` e sistemo` meglio la sedia per il piede dolorante, sposto` il cuscino e si sedette di nuovo. Trovo` un poco di stanchezza, in fondo sentiva come un senso d’ansia, un nodo che portava la sua mente un poco indietro.

Il sole, benche` quasi al tramonto, ancora brillava forte, cosi` il caldo si faceva sentire e una leggera pressione spingeva il corpo del pittore facendolo, in modo curioso, sentire meno solo. Prima d’aprire la lettera diede uno sguardo al mare, quasi come esso potesse essere un altro elemento alla sua compagnia. Nella lettera c’era scritto:

 “Caro Guido, pettegolezzi ti saranno gia` stati recapitati, e con questi anche imprecisioni, mia moglie so che si e` affrettata nel raccontarti le cose come sono accadute, e quindi ho ritenuto opportuno scriverti, per far sembrare la cosa ancora piu` vera. Vivo con mia figlia, da ben tre settimane, ho scritto una media di 600 parole al giorno, il romanzo va benone. Con mia moglie finito. So che questo ti ha dato del dolore, ma non c’era via d’uscita. Da tempo ormai dovevamo (dovevo?) prendere questa deci­sione, l’ha presa mia figlia. Faccio quel che devo: lavoro…

 

 Il pittore, strappo` la lettera senza finirla. Si trattava ora, solo di alleggerire la pressione sulla gamba e in giro di mezz’ora avrebbe fatto meno male, cosi` pensava. E sposto` l’anca come sapeva con il bacino un poco piegato da un lato, il collo leggermente storto, e le spalle un poco all’indietro. Il pittore si ricordo` della telefonata con la moglie del protagonista.

 “Non credo che ho potuto molto in questi ultimi tempi, Roberto ha preso la sua strada e noi non abbiamo fatto altro che subire.” Sentiva la voce dell’amica affranta, un poco melanconica e impaurita.   

“Ma no, cosa dici, è presto per tirare le conclusioni.”

“Non e` di quelle che ho paura, ma sono io che ho paura…” La interruppe, e dolcemente disse:

“Prova a riflettere, pensa alla tua anima, pensaci e ti sentirai meno sola.”

“Guido, tu non capisci, tu conosci Roberto… Tu puoi comprendere cosa io stia passando”.

“Si`… fatti coraggio, ma non pretendere che possa condannare Roberto, non capisco ancora molte cose, ma ho imparato che in queste penose situazioni, non bisogna comunque giudicare.”

“Ma non ti chiedo questo, non l’ho chiesto neppure a me stessa.”

“Bene, ora ti devo lasciare. Vienimi a trovare appena torni a Sabaudia, io sono in partenza.” Aveva le borse da viaggio tra i piedi e le chiavi in mano pronte per chiudere casa.

“Non mi starai mica liquidando, credo che tu capisca cosa stia provando. Non pretendo di accaparrarmi certo la tua ragione, e` solo che non capisco.”

“Mi devi scusare, non posso stare al telefono, ho l’autista che mi aspetta giu`, devo andare a fare delle commissioni. Posso dir­ti che ho in tasca una lettera di tuo marito. L’apriro` quando saro` al Circeo. Roberto mi ha chiesto di vedermi, cosi` ci in­contreremo nel pomeriggio, chiamami questa sera, appena fa buio, o quando vuoi tu.”

“Capisco, non vuoi fare l’amico di tutti e due.”

“Irene, non essere stupida non sono un bambino, mi offendi.”

“Si` scusami, ci sentiamo questa sera. Ma sono passate settimane e mi ero detta che sarei stata buona buona, ma adesso mi sento sola, terribilmente… non so cosa fare.”

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