Sigiriya quarantaquattresima parte

di aeroporto2

 

– Roberto prima che venissi stavo pensando a un viaggio che ho fatto dieci anni fa. L’ultimo viaggio che feci con mia moglie, siediti che ti dico. Mi ero messo a pensare al quadro che volevo iniziare, poi ho capito che avevo gia` visto una cosa simile… insomma un qualcosa che mi dava la stessa idea, un dono. Questo era il mio quadro. Poi pensa che ti ripensa ho capito che dentro di me stesso non avevo le idee chiare, c’era qualcosina che mi innervosiva, cosi` mi sono messo buonino buonino a capire cosa c’era. E c’era che gia` ci sta un quadro come lo voglio io. Sta li`, in cima a una montagna, meglio di quanto possa fare. Sono delle ragazze che se ne stanno con l’aspetto di chi non deve andare da nessuna parte, se ne stanno li` con un segreto in mano, e questo e` un cesto di fiori. Con una mano tengono il cesto con l’altra donano fiori. Hanno uno sguardo di chi la sa lunga. Ora io non posso dipingere una donna con uno sguardo cosi`. C’e` poco da fare, non sono capace. Anche se ne fai uno simile ci sono elementi che mancano e alla fine ti innervosisci e mandi alla malora tutto. Bisogna capire quali sono i propri limiti. Mi ha telefonato tua moglie, credo che mi ritelefoni questa sera o venga qua, non so.

– Come scusa? Prese il piatto da terra e fece scivolare la forchetta.

– Non capivo il mistero che c’era sotto quel dipinto, mi piaceva ero felice e mi faceva stare bene.

– Cosa vuoi dirmi?

– Niente, non voglio dirti proprio nulla, guarda un attimino cosa hai dentro te stesso, io so cos’hai. Stai sciupando il talento, eri lucido, magari esageratamente lirico, ma non avevi paura, guardavi in faccia la “Cosa”, e andavi diritto, senza cadere. Sono passati anni e ti sei avvitato in te stesso, non imputo la colpa a te, ma tu in questo stai commettendo il piu` brutto dei peccati. In “questo” significa che hai rinunciato, eri a tre passi, eri li`, e hai perso la tua partita, ora non ti resta che fingere per il resto della tua vita. Tu sai come succede, lo sai perche` vedo dai tuoi occhi la paura, sai di chi parlo, tu gli hai dato un nome e ora come un uomo qualsiasi ci vai dietro sperando nell’elemosina. Fai atto di umilta`, rimboccati le mani spendi bene questi anni che rimangono, non sei un bambino. E` me­glio rinunciare alla letteratura ma vivere dignitosamente. Per­diana mi tocca fare l’oracolo ora. Portati via sto piattino, cammina.

– E dove vuoi che lo porti, Guido.

– Un piatto, e` un piatto, serve per quello che e`, portalo dove deve andare, in cucina, senza essere sarcastico. Ecco, l’altra volta che ci siamo visti, ricordi, si` ti ricordi, avevi perso coscienza, sei entrato troppo dentro, tu sai di cosa parlo, eri stato un attimo a parlare con la tua anima e sei tornato da me, abbiamo fatto il bagno assieme. Ricordi come mi hai aiutato ad entrare in acqua, quello e` stato il mio ultimo bagno di mare, e credo che rimarrà cosi`. Tu puoi ancora farti tutti i bagni che vuoi, ma prima di entrare in mare, prima di abbandonare te stesso alla deriva della menzogna,  devi capire che non c’e bisogno di trascinarti dietro di tutto. Comunque l’isola di Ceylon, l’ultimo viaggio che ho fatto è nato così: sono andato in cucina, ho a­perto lo sportellino, quello stretto sopra i fuochi, era finito il the. Ho chiesto a mia moglie dove stava la scatola del the e lei mi ha detto: “Se non c’e` nel mobile basso temo che sia in negozio”. Non era nel mobile basso, ho telefonato per sapere qua­le era il primo aereo per lo Sri Lanka, e in giro di due ore ero con mia moglie all’aeroporto. Ora il miglior the nasce negli al­topiani, piu` la pianta e` in alto piu` e` buona. Ma per arrivare negli altopiani partendo da Roma e` facile. Difficile e` stare dentro di noi stessi con dignita`. Dignita` non significa guardarsi l’ombelico, significa sporcarsi le mani, e tu ne sai qualcosa, le tue mani le hai usate, ricordo quello che hai fatto in Tosca­na, mi ricordo quando siamo venuti a trovarti. Ora si tratta solo di rinunciare a quell’egocentrico che sei. Un bambinello che si perde nel corridoio di casa. Ora tu mi dirai, con quale autorita` tu mi dici questo? Te lo dico subito, cosi` finisci di guardarmi con distacco. Tu stesso me  lo hai chiesto. Scrivi queste lette­rine. – Prese in mano i pezzi che erano a terra e lì lascio` ca­dere sul pavimento. – Così mi scongiuri di aiutarti!

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