Sigiriya quarantaseiesima parte

di aeroporto2

– So di tua figlia, tua nipote, e non capisco come hai fatto in tutti questi anni a far vivere quella ragazza senza dignita`. Hai fatto bene a fare quello che hai fatto, meglio tardi che mai. Ma ora comportarti come un bambino? Hai chiarito le cose a te stes­so, bene sono contento per te. Ma e` ridicolo abbandonare tua mo­glie, dopo quello che le hai fatto passare.

– Abbandonare?

– Voglio farmi una passeggiata. La mattina dopo che abbiamo seppellito il gabbiano che e` stramazzato a terra prendendo fuoco, ti ricordi? –  Il protagonista fece un cenno affermativo. – Sono andato a vedere sotto il rovere la terra smossa. Sì, per­che` avevo visto qualcosa di strano, infatti, sotto terra il gab­biano non c’era piu`. Qualcuno aveva scavato e portato via l’uc­cello. Da indagini ho scoperto che notte tempo una povera volpe affamata, sentendo l’odore, ha scavato, c’erano impronte chiare attorno al fosso, l’ha presa e se l’e` mangiata. Hai capito? Vie­ni un po` a vedere.

Andarono dietro la casa, vicino al cancello, dietro una siepe e ai piedi dell’albero di rovere c’era della terra smossa.

– E sai cosa faccio? Ogni tanto prendo un pollo al mercato con tutte le piume e lo seppellisco. La mattina quando mi alzo, non c’e` piu`. Il bello e` che la volpe, dopo aver preso il pollo, sai cosa fa? Mette in ordine, come la prima volta. Chiude la fossa, rimette tutto a posto. Insomma mi sono appostato, ho lasciato le persiane della cucina aperte, ho messo una sdraio e dietro la finestra mi sono seduto. La luce in giardino e` sempre accesa la notte, ho fatto tagliare solo un poco questo cespuglio – indico` la pianta potata – e ho aspettato. Verso le tre di notte e` comparso l’animaletto, e` saltato sulla terra fresca, ha odorato e poi e` sparito. Dopo un’altra oretta e` ritornato, ha fatto il giro di casa, correndo di qua e di la`, persino sì e` fermato un attimo davanti alla finestra, e poi ha iniziato a scavare. Finito, ha tirato fuori il pollo, e poi ha ricoperto la buca. E con il pollo in bocca e` andato via. Adesso andiamo in cucina a prendere una gallina che ho fatto comprare al mercato, cosi` la seppelliamo, anzi, se mi fai la cortesia di farlo tu te ne sono grato.

Il protagonista, sentendosi un po` ridicolo in quell’operazione, con la vanga spostava la terra mentre il pittore teneva in mano la gallina, domando` all’amico.

– Perche` dici che l’ho abbandonata?

– Credo che te ne sia andato, non e` cosi`?

– So dove vuoi arrivare. Non puoi portarmi dinanzi a un tribunale.

– Ti manca? Quando te ne stai da solo, non pensi forse a lei?

– Cosa c’entra questo?

– Voglio saperlo.

– Si`, certo che mi manca, cosa credi che sia una passeggiata? Non sono mica un bambinello.

– Adesso prendi la gallina e coprila di terra.

Il pittore, dopo questa operazione, ritorno` verso la terrazza. Vide come in sogno un altopiano. Oltre intravide una piccola mon­tagna come un panettone, senti` vicino l’amico che si stava se­dendo a fianco. Il sole scendeva in mare, e l’umidita` si faceva sentire,  oltre gli alberi, verso il promontorio in alto, c’erano ancora i raggi di sole brillare, rimase con lo sguardo verso il cono di luce. Si sedette di nuovo sulla poltrona e si coprì.

Nella conca, oltre l’altopiano, fili d’alberi seguivano dei peri­metri regolari, e, all’interno, delle capanne, con attorno dei canneti. Oltre le canne, dedali di canali, e attorno acquitrini. Il riso era alto poco sopra la superficie dell’acqua che riflet­teva a tratti l’azzurro, e come punti persi tra la vallata, delle donne erano accovacciate. Verso il fiume, che sembrava immobile, bambini giocavano,  e nei campi ancora vuoti, dove non vi era che solo acqua, dei bufali trascinavano l’aratro. Su un ponte di fer­ro, un poliziotto regolava il traffico, al margine della strada i carri trainati dagli animali aspettavano, e qualche con­ducente tagliava l’erba e a mucchi un altro uomo suo compagno la compattava. Ai bordi della strada due vecchie con un martello spaccavano delle pietre grandi come noci di cocco in sassi e se­dute parlucchiavano tra loro. Passarono il ponte, il fiume largo aveva un’ansa e dietro, visibile dal ponte, una segheria con ac­catastati tronchi d’alberi. Due elefanti trascinavano dei carrel­li, uno verso la fabbrica, l’altro verso il fiume. Oltre il pon­te, salirono e vide cosi` tutta la valle, cintata da leggere col­line, e, subito dopo i campi coltivati, la giungla.  

  

   

                                        Fine

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