L’ombra sotto il costone

di aeroporto2

E andavano, e andando portavano, e cantavano, su, salivano e sopra, poi giù e poi scendevano e andavano, e andando guardavano e in alto sopra con i piedi pesanti si fermarono. E a voce d’un tratto si chiamarono a nomi storpiati e ridevano ed al torrente con i piedi in acqua: “Non levatevi le scarpe, non levatevi le scarpe” come in sogno una voce, e l’aria era li, ferma, fino a sotto il costone dove rimaneva l’ombra. Il fiume si apriva lungo e spesso fino a dove si poteva vedere oltre la pianura oltre le colline, e sotto case e palazzi e terra rivoltata, e alberi che sembravano punti. Montagne e picchi e cielo con le nuvole basse, e poi c’erano quelle alte, altissime come filo leggero, fumo. E ripresero e andando salirono ancora su, e poi di nuovo per la discesa e subito una salita con i sassi grossi tra la terra cementati sotto gli abeti, con gli aghi bruni e piccoli e quelli verdi con la resina. E un corvo chiamava ed un altro rispondeva giù verso il torrente, dove fermo il ponte di ferro stava.

Annunci