Corrispondenze

di aeroporto2

L’idea è confusa. Tagliata da lama di coltello argentino vive, metà. L’altra agonizza e spera d’essere liberata da “imago sogno”. Delle due, (congiunta in una):

“un romanzo è quaranta righe e quattro metri cubi d’aria”
(corrispondenze):

Romani: questi infami traditori di popoli, hanno insalato terre con menzogne.

Tre persone si incontrano esattamente il tre gennaio. Le stesse dopo dodici anni si rincontrano a Madrid nel bar dell’aeroporto dandosi le spalle. Le stesse persone, ventiquattro anni prima, si erano incontrate a Tunisi nell’androne del hotel Africa.

Tutte e tre di sesso maschile e tutte nate lo stesso giorno e lo stesso anno avevano combattuto il ventisette aprile 217 a. C. nella seconda guerra punica, contro l’esercito romano. Così gli stessi durante la battaglia della Sernaglia il ventitre ottobre millenovecentodiciotto, erano stati feriti (lievemente) e poi ancora dichiarati abili.

Gli stessi uomini, erano stati amanti della stessa donna che li aveva partoriti tutti e tre lo stesso giorno, dello stesso mese alla stessa ora in secoli diversi.

Uno, era morto di sifilide e poi affogato ad Ajaccio e poi lasciatosi morire di inedia in prigione a Crotone, dove un secondino cercò di salvarlo, ma fu tutto inutile. Uno, era nato morto. Uno, era nato vivo ma morì tre ore dopo, fece in tempo: sorrise al medico che cercava di salvarlo, ma fu tutto inutile. Lo stesso nato morto e poi ritornato vivo per poi morire poco dopo: dando un sorriso al medico; uccise il tre gennaio per futili motivi lo stesso medico. Mentre lo infilzava gli sorrise. Il medico riconobbe il sorriso del neonato nel momento di morire, ma sia il medico che il neonato morto erano la stessa persona. Uno, era nato e nascendo si era riconosciuto in una fotografia di un Santo (S. Bernardo) appeso al muro in cucina. Così nascendo divenne pazzo. E da pazzo raccontava che avrebbe vissuto dodici volte e dodici volte incontrandosi avrebbe trovato a terra la forcina di sua figlia ma questa era piegata come un’ancora.

La figlia chinatasi, in una gita scolastica in un orfanotrofio, rimase faccia a faccia con chi non
avendo nè una casa, nè padre, nè madre, raccolse la forcina a forma di ancora e continuò a giocare a campana.

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