Ti darò la morte con la vita

SDIM0195

Ciò che è umano perdura nella vita, si compone si svolge è presente contemporaneo vivibile. Ciò che non è “umano” è un soggetto finito, scomposto morto, vive come idea, si frappone a noi in forma figurata, si oppone vivissimamente come finzione d’immagine, si astrae tanto quanto l’umano è concepito da se, persona in altra composizione. L’immagine non è tanto l’artificio ma è la composizione che assume, il valore astratto elevato a rango, come questa si combina. E’ l’agente perturbatore della ragione prima, la vita attuale. Ti darò la morte con la vita. In quell’altro piano fittizio, in quell’altra vita preposta all’essere, in quell’altra stanza dell’Io, in quel che rimane dell’idea lanciata, v’è tanto di inumano quanto la tendenza al credere il contrario. Che cosa è la fede se non il simulacro di Idea di se? Forse, non è altro che un’idealità? Ebbene il trionfo del presente, non può escogitare altro che un susseguirsi di altri presenti, la modulazione. Lo strumento dell’astrazione è appunto strumento, una modulazione armoniosa concepita come metrica solidale all’attuale, all’intervallo del percepito, del sentito. Il territorio compone le sue melodie e queste sono solamente metro ritmico alla più ampia dicitura fantastica dell’inumano, il simulacro. Interessante questione questa, affatto innocente. Piani complessi al nomadismo, non si pensi all’iconoclastico, come misura o mezzo, ma come bisogno di un territorio mobile, una struggente teoria della relatività.. (oggi ore 10.20)

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