Aeroporto2's Blog

nessuno conosce ulisse

300 anni

Che importa campare trecent’anni
non arriverò ai quattrocento, la mia voce
sarà pigolio tra le antologie elettroniche.
Non m’importa l’eternità al sacco
preferisco i picnic qui
tra i quattro viventi e vivendi in debiti.
L’eternità avrà fatto i suoi cucù
sparsi i suoi cotillon,
e precettato Cicerone in gesso.

(da: I quaderni dell’Impostore)

Bidet*

“Oggetto sconosciuto a forma di chitarra”
La dice lunga sull’Unità d’Italia

Strumento di lavoro da meretricio
Sulle indicazioni.

Spartiacque culturale

L’Italia è un paese altro
Di terme improvvisate

Di ritrovi e Poste
Di cambi di cavalli
E di posture da bidet

Di incroci
e stazioni Agip
(assente lo strumento ma non puttane)

Desta sempre un certo sgomento:
-Ma come faranno in Sua assenza!-

*Pony in francese: piccolo cavallo.

(da: I quaderni dell’Impostore)

Nobel

Non faccio traduzioni
Trascuro i dettami e la cartellonistica
Sugli ottavi o i quarti preferisco i decimi
Le mie dita dei piedi, specifichiamo.

Peraltro non ci metto lo smalto
ed è
una seccatura tagliarmici le unghie.

Ma i miei piedi non sono malaccio,
come sono,
interi e poco usati.

La letteratura impegnata è una bestialità
Come anche i messaggi, ululano alla luna.

Il Nobel mi si dovrebbe dare, datevi una mossa.

Roger.

da: I quaderni dell’Impostore

Agility

Cerchiamo di rendere le cose semplici
La poesia è comoda, corta, è non fa perdere tempo
Basta un accapo, e ne sono sicuro
È fatta.
Come farsi un bidet, legato da braghe e cinture
alla buona, in velocità.

L’ano nettato e la cappella fresca
Alle signore è dedicato l’intimo.
E mi raccomando: tutte depilate!

La verità (così) non è poi distante.

(da: I quaderni dell’Impostore)

Bunker

L’idea del bunker gli venne con la verità. Le parole, come si sa, contengono altre parole, sono solo alibi che nascondono il vero nome delle cose. Il vero significato è segreto. Tutte le parole tra loro mentono. Solo mentendo tra loro possono vivere senza profanare la verità, tutte le parole contengono una sola la stessa verità, i numeri e le parole contengono proporzioni segrete. Invano sarebbe contare fino alla fine i numeri. E’ come dire: -Parola dapprincipio-dapprincipio parola.- Questa è segreta. Metà di questa è stata custodita, metà è stata data agli uomini. L’intuizione che porta a intuizione è comprendedere l’altro specchio. Ma si sa che non sono gli stessi numeri e le stesse parole. Né la verità, né la legge di questa. Custodire la legge è custodire parte di questa. Custodire la propria eredità è custodire la propria metà di verità.

Le famiglie accunulano e disperdono. Moltiplicano fino a perdersi. In ogni oggetto ci sono tutti gli oggetti. In ogni sguardo ci sono tutti i quadri. In un solo dipinto vi è tutto l’universo. Il segreto di questo è nel nome agli uomini precluso, così come nelle pietre di giada. Non è l’oro a grammi o a chili, è l’oro perchè oro. Non è la ricchezza ma è la povertà di questa. Non è la povertà ma la ricchezza di questa. Non è la proporzione ma l’illusione di questa.

Avere è morire. Avere ogni sguardo, ogni libro, ogni storia esatta, l’esatta proporzione della finzione, musica nella musica. Avere la penna d’oca di Voltaire, gli occhi di Galileo, le mani di tutti gli avi. Sapere della propria mediocrità. Un testamento che racchiude tutti i testamenti ed in ogni testamento lo stesso testamento.

Aprire il testamento e vedere la morte non è cosa per un uomo. La morte non è la morte, vedere la morte con il suo vero volto, doppio e insignificante per un vivo, è moltiplicare uno specchio con la luce di questo. Contenere in uno specchio l’Europa, L’Oriente.

Nell’ordine, indici di altri disordini, numeri, depositi, banche, azioni, altre banche, miniere, denari, monete. Indici precisi meticolosi con altri indici, biblioteche di indici, transazioni ed altre transazioni, infinite collezioni. Vite nomi di vite, nomi dei nomi del nome.

Il vincolo dell’uomo sull’uomo si spezza con il compasso. La riga traccia la retta e difende il calcolo. Il calcolo costruisce volte, perfora montagne, trasporta fiumi, divide mari, sbarra valli. Il mare trasporta anonimamente, i porti contengono volti anonimi.

La vigna produce uva, l’uva produce vino, il vino produce cantine, le cantine producono licenze di queste. Tutto è ordine, la follia è l’ordine preciso e meticoloso del dio ordinato e giudizioso. Tutto su questa terra è carta, tutto è albero, tutto è lavoro.

-Forse è stato un abbaglio, un luccichio alla fine della mia vita, o all’inizio di un’altra, mai veramente ho compreso l’inizio, so solo che d’un tratto ho iniziato a sognare. Più sognavo più i sogni venivano a confondersi con la mia vita. Non so se sono pazzo o la pazzia è iniziata quando sono stato male. O quando sono guarito. So solo che ho costruito un bunker, non so esattamente dove, né come arrivare a lui. So solo che oggi verrò rinchiuso, sono già rinchiuso nella stessa stanza che io ho progettato e costruito. Nel sanatorio mi è consentito scrivere anzi vogliono che io scriva, ma io so di non farlo.

(se non fosse stata per la dedica: a Manuela. Avrei trovato di nessun interesse questo racconto.)

Sulle femmine

Che crescessero e finissero d’avere aspettative

Le bambine cinquantenni
Si lamentano e fan le vittime, che noia.
La verità è, che son state educate all’egocentrismo della fica
E questa, persa di valore, è dura da spacciare.
Io non ho la fica. E non m’interessano le vostre frustrazioni.

Se sei bella ed hai vent’anni sono disposto ad ascoltare.
Sopra i trenta, io non vi disturbo e voi non mi seccate.

(da: I quaderni dell’Impostore)

Corrispondenze

L’idea è confusa. Tagliata da lama di coltello argentino vive, metà. L’altra agonizza e spera d’essere liberata da “imago sogno”. Delle due, (congiunta in una):

“un romanzo è quaranta righe e quattro metri cubi d’aria”
(corrispondenze):

Romani: questi infami traditori di popoli, hanno insalato terre con menzogne.

Tre persone si incontrano esattamente il tre gennaio. Le stesse dopo dodici anni si rincontrano a Madrid nel bar dell’aeroporto dandosi le spalle. Le stesse persone, ventiquattro anni prima, si erano incontrate a Tunisi nell’androne del hotel Africa.

Tutte e tre di sesso maschile e tutte nate lo stesso giorno e lo stesso anno avevano combattuto il ventisette aprile 217 a. C. nella seconda guerra punica, contro l’esercito romano. Così gli stessi durante la battaglia della Sernaglia il ventitre ottobre millenovecentodiciotto, erano stati feriti (lievemente) e poi ancora dichiarati abili.

Gli stessi uomini, erano stati amanti della stessa donna che li aveva partoriti tutti e tre lo stesso giorno, dello stesso mese alla stessa ora in secoli diversi.

Uno, era morto di sifilide e poi affogato ad Ajaccio e poi lasciatosi morire di inedia in prigione a Crotone, dove un secondino cercò di salvarlo, ma fu tutto inutile. Uno, era nato morto. Uno, era nato vivo ma morì tre ore dopo, fece in tempo: sorrise al medico che cercava di salvarlo, ma fu tutto inutile. Lo stesso nato morto e poi ritornato vivo per poi morire poco dopo: dando un sorriso al medico; uccise il tre gennaio per futili motivi lo stesso medico. Mentre lo infilzava gli sorrise. Il medico riconobbe il sorriso del neonato nel momento di morire, ma sia il medico che il neonato morto erano la stessa persona. Uno, era nato e nascendo si era riconosciuto in una fotografia di un Santo (S. Bernardo) appeso al muro in cucina. Così nascendo divenne pazzo. E da pazzo raccontava che avrebbe vissuto dodici volte e dodici volte incontrandosi avrebbe trovato a terra la forcina di sua figlia ma questa era piegata come un’ancora.

La figlia chinatasi, in una gita scolastica in un orfanotrofio, rimase faccia a faccia con chi non
avendo nè una casa, nè padre, nè madre, raccolse la forcina a forma di ancora e continuò a giocare a campana.

Il tempo-orale (all’infanzia del vedere a spicchi)

Due colpi di fregata sulle cime tempestose
Comete, carri luce e si ritraggono d’un balzo
Maree, scopre a luce viva sulla piazza
La stanza con balcone
Facce dietro la porta a vetri
Pigne sui tre viali aspettano i Lari
Altra catasta d’acqua a somma

Ognuno passa per i vicoli suoi

(da: I quaderni dell’Impostore)

Estetica ( è Estetica)

Questo chiaro
Impudico
Logica idem per idem, scaltro
frammentario vedere voler vedere (far).

Linea congiunge l’intero mandala

Errore è compiere il viaggio all’inverso
Impossibile ritornare
logica per l’intuizione
Componi l’immondo
e questo non compie un giro
ed è già.

L’altra scelta è ruotare con la sabbia
Questa è invano trattenuta e il ciarlatano
potrà solo che volgersi altrove.

 

(da: I quaderni dell’Impostore)

Bonifico

La ruspa ha avuto denti migliori

Le radici così pettinate sanno di malgoverno

Hai un bel parlare nel frangivento

E’ forza idraulica è altro discorrere (parecchi bar)

Mal truccata dall’insufficiente, dal tanto che è sempre poco

Ben altri ceppi e altre gomme

(da: I quaderni dell’Impostore)

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